Traduzione di Paragrafo 39, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Trepidanti inter scelus metumque, ne dilata Blaesi mors maturam perniciem, palam iussa atrocem invidiam ferret, placuit veneno grassari; addidit facinori fidem notabili gaudio, Blaesum visendo. Quin et audita est saevissima Vitellii vox qua se (ipsa enim verba referam) pavisse oculos spectata inimici morte iactavit. Blaeso super claritatem natalium et elegantiam morum fidei obstinatio fuit. Integris quoque rebus a Caecina et primoribus partium iam Vitellium aspernantibus ambitus abnuere perseveravit. Sanctus, inturbidus, nullius repentini honoris, adeo non principatus adpetens, parum effugerat ne dignus crederetur.

Traduzione all'italiano


Vitellio viveva ansiosi momenti, fra la tentazione a un delitto immediato e la paura che un ritardo nella morte di Bleso affrettasse la propria rovina e che un ordine esplicito gli rovesciasse addosso la piena di un odio feroce. Decise quindi di procedere col veleno; ma che fosse delitto, avvalorò lui stesso i sospetti, per non aver saputo controllare la gioia nel far visita a Bleso morente. Anzi fu raccolta la cinica frase di Vitellio con cui si vantava - è testuale - di aver pasciuto lo sguardo allo spettacolo della morte del suo nemico. Alla nobiltà dei natali e alla signorilità innata, s’accompagnava in Bleso un senso granitico della fedeltà. Circuìto, quando ancora non si profilavano ribellioni, da Cecina e da altri capi della stessa parte, ormai stanchi di subire Vitellio, persistette in un netto rifiuto. Uomo senza macchia, limpido nell’azione, sdegnava repentine scalate al potere e tanto meno mirava al principato, ma non aveva evitato abbastanza il pericolo di apparirne degno.