Traduzione di Paragrafo 37, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Mox senatum composita in magnificentiam oratione adlocutus, exquisitis patrum adulationibus attollitur. Initium atrocis in Caecinam sententiae a L. Vitellio factum; dein ceteri composita indignatione, quod consul rem publicam, dux imperatorem, tantis opibus tot honoribus cumulatus amicum prodidisset, velut pro Vitellio conquerentes, suum dolorem proferebant. Nulla in oratione cuiusquam erga Flavianos duces obtrectatio: errorem imprudentiamque exercituum culpantes, Vespasiani nomen suspensi et vitabundi circumibant, nec defuit qui unum consulatus diem (is enim in locum Caecinae supererat) magno cum inrisu tribuentis accipientisque eblandiretur. Pridie kalendas Novembris Rosius Regulus iniit eiuravitque. Adnotabant periti numquam antea non abrogato magistratu neque lege lata alium suffectum; nam consul uno die et ante fuerat Caninius Rebilus C. Caesare dictatore, cum belli civilis praemia festinarentur.

Traduzione all'italiano


Indirizzò poi al senato un discorso magniloquente, sentendosi in cambio esaltare da raffinate adulazioni. Lucio Vitellio presentò una durissima mozione contro Cecina; e gli altri esprimevano studiata indignazione, perché Cecina, quale console, aveva tradito lo stato e, come generale, il suo imperatore, e perché, colmato di tanti onori e ricchezze, aveva tradito l’amico: fingevano di rammaricarsi per Vitellio, ma in realtà sfogavano rancori personali. Nessuno ebbe una parola di denigrazione per i capi flaviani: attaccavano gli errori e l’imprudenza degli eserciti, ma giravano con circospezione attorno al nome di Vespasiano, evitando di pronunciarlo; e ci fu perfino chi ebbe la faccia di mendicare per sé, al posto di Cecina, l’unico giorno di consolato rimasto, con grande ridicolo di chi lo accordava e di chi lo riceveva. Il trentuno di ottobre Rosio Regolo entrò in carica e ne uscì, col giuramento di rito. Gli esperti rilevavano che, in precedenza, non si era mai verificata la sostituzione di un magistrato senza che la cessazione della carica fosse stata ratificata da un provvedimento di legge; quanto al caso di un console durato in carica un solo giorno, era già successo con Caninio Rebilo, al tempo della dittatura di Cesare, quando c’era fretta di dare compensi per la guerra civile.