Traduzione di Paragrafo 36, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


At Vitellius profecto Caecina, cum Fabium Valentem paucis post diebus ad bellum impulisset, curis luxum obtendebat: non parare arma, non adloquio exercitioque militem firmare, non in ore vulgi agere, sed umbraculis hortorum abditus, ut ignava animalia, quibus si cibum suggeras, iacent torpentque, praeterita instantia futura pari oblivione dimiserat. Atque illum in nemore Aricino desidem et marcentem proditio Lucilii Bassi ac defectio classis Ravennatis perculit; nec multo post de Caecina adfertur mixtus gaudio dolor et descivisse et ab exercitu vinctum. Plus apud socordem animum laetitia quam cura valuit. Multa cum exultatione in urbem revectus frequenti contione pietatem militum laudibus cumulat; Publilium Sabinum praetorii praefectum ob amicitiam Caecinae vinciri iubet, substituto in locum eius Alfeno Varo.

Traduzione all'italiano


Vitellio, partito Cecina, spinse, qualche giorno dopo, alla guerra anche Fabio Valente; dopo di che affogava ogni problema nella crapula: non organizzava i preparativi militari, non temprava i soldati parlando loro e curandone l’addestramento, non si mostrava in pubblico; nascosto invece nel dolce ritiro dei suoi giardini, come pigro animale che, riempito il ventre, si stende a poltrire, allontanava da sé, in un oblio identico, il passato, l’incombere del presente, il futuro. Stava a marcire in un languido ozio nel bosco di Ariccia e qui lo riscosse brutalmente il tradimento di Lucilio Basso e la defezione della flotta di Ravenna; e, poco dopo, con dolore misto a letizia, apprende che Cecina aveva tradito, ma che l’esercito l’aveva gettato in catene. Nella sua stolta apatia, prevalse la gioia sull’apprensione. Tornato esultante in città, in un’affollata assemblea, copre di lodi la fedeltà dei soldati. Ordina che il prefetto del pretorio Publilio Sabino venga, per la sua amicizia con Cecina, messo in catene e lo sostituisce con Alfeno Varo.