Traduzione di Paragrafo 34, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Hic exitus Cremonae anno ducentesimo octogesimo sexto a primordio sui. Condita erat Ti. Sempronio P. Cornelio consulibus, ingruente in Italiam Annibale, propugnaculum adversus Gallos trans Padum agentis et si qua alia vis per Alpis rueret. Igitur numero colonorum, opportunitate fluminum, ubere agri, adnexu conubiisque gentium adolevit floruitque, bellis externis intacta, civilibus infelix. Antonius pudore flagitii, crebrescente invidia, edixit ne quis Cremonensem captivum detineret. Inritamque praedam militibus effecerat consensus Italiae, emptionem talium mancipiorum aspernantis: occidi coepere; quod ubi enotuit, a propinquis adfinibusque occulte redemptabantur. Mox rediit Cremonam reliquus populus: reposita fora templaque magnificentia municipum; et Vespasianus hortabatur.

Traduzione all'italiano


Questa fu la fine di Cremona a duecentottantasei anni dalle sue origini. La sua fondazione risale all’anno del consolato di Tiberio Sempronio e Publio Cornelio, al tempo dell’avanzata di Annibale in Italia; nacque come difesa contro i Galli stanziati oltre il Po o per contrastare ogni altra possibile invasione dalle Alpi. Crebbe poi fiorente per numero di coloni, per il comodo utilizzo dei fiumi, per la fertilità del suolo, per i matrimoni e le parentele con le popolazioni vicine, non toccata da guerre esterne ma sventurata nelle civili. Antonio, per vergogna di tanto male da lui consentito, di fronte al crescente malanimo, dispose che nessuno potesse tenere per prigioniero un Cremonese. D’altra parte il concorde rifiuto dell’Italia all’acquisto di prigionieri del genere rendeva tale preda inutile per i soldati. Cominciarono allora a ucciderli e, quando la cosa si riseppe, parenti e congiunti si diedero a riscattarli di nascosto. La popolazione superstite tornò poi a Cremona: piazze e templi furono ricostruiti grazie al generoso contributo delle città vicine e con l’incoraggiamento di Vespasiano.