Traduzione di Paragrafo 32, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Plebs interim Cremonensium inter armatos conflictabatur; nec procul caede aberant, cum precibus ducum mitigatus est miles. Et vocatos ad contionem Antonius adloquitur, magnifice victores, victos clementer, de Cremona in neutrum. Exercitus praeter insitam praedandi cupidinem vetere odio ad excidium Cremonensium incubuit. Iuvisse partis Vitellianas Othonis quoque bello credebantur; mox tertiadecimanos ad extruendum amphitheatrum relictos, ut sunt procacia urbanae plebis ingenia, petulantibus iurgiis inluserant. Auxit invidiam editum illic a Caecina gladiatorum spectaculum eademque rursus belli sedes et praebiti in acie Vitellianis cibi, caesae quaedam feminae studio partium ad proelium progressae; tempus quoque mercatus ditem alioqui coloniam maiore opum specie complebat. Ceteri duces in obscuro: Antonium fortuna famaque omnium oculis exposuerat. Is balineas abluendo cruori propere petit. Excepta vox est, cum teporem incusaret, statim futurum ut incalescerent: vernile dictum omnem invidiam in eum vertit, tamquam signum incendendae Cremonae dedisset, quae iam flagrabat.

Traduzione all'italiano


Intanto il popolo di Cremona, stretto in mezzo a tanti armati, viveva un momento terribile: venne sfiorato il massacro, ma le preghiere dei capi placarono i soldati. Antonio convoca i soldati in assemblea e ha parole di esaltazione per i vincitori, di clemenza per i vinti, ma non si pronuncia ancora su Cremona. L’esercito, a parte l’insito desiderio di darsi al saccheggio, si accanì a volere la rovina degli abitanti di Cremona anche per un vecchio rancore contro di loro. Erano sospettati di aver aiutato le forze vitelliane anche durante la guerra di Otone; più tardi, con la petulanza tipica delle plebi cittadine, avevano pesantemente schernito i soldati della Tredicesima lasciati in città per la costruzione di un anfiteatro. Ad aggravare l’animosità dei vincitori, c’era stato lo spettacolo di gladiatori dato, sempre là, da Cecina e il fatto che là, di nuovo, si erano svolte le operazioni di guerra, che su quel campo di battaglia i Vitelliani avevano beneficiato del cibo offerto dai Cremonesi e che erano state uccise alcune donne spintesi, per passione di parte, nel pieno della battaglia; infine anche il periodo della fiera dava a quella colonia, già per suo conto ricca, un aspetto di ancor più grande opulenza. Gli altri comandanti restavano in ombra: la fortuna e la fama avevano concentrato su Antonio gli sguardi di tutti. Si affrettò a recarsi alle terme, per lavarsi dal sangue. Alle sue rimostranze che l’acqua era troppo poco calda, qualcuno rispose che il calore sarebbe venuto subito. Queste parole di uno schiavo fecero ricadere su Antonio l’odiosità di quanto accadde, come se egli avesse dato il segnale di incendiare Cremona, che del resto stava già bruciando. |[continua]|