Traduzione di Paragrafo 30, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Ac rursus nova laborum facies: ardua urbis moenia, saxeae turres, ferrati portarum obices, vibrans tela miles, frequens obstrictusque Vitellianis partibus Cremonensis populus, magna pars Italiae stato in eosdem dies mercatu congregata, quod defensoribus auxilium ob multitudinem, obpugnantibus incitamentum ob praedam erat. Rapi ignis Antonius inferrique amoenissimis extra urbem aedificiis iubet, si damno rerum suarum Cremonenses ad mutandam fidem traherentur. Propinqua muris tecta et altitudinem moenium egressa fortissimo quoque militum complet; illi trabibus tegulisque et facibus propugnatores deturbant.

Traduzione all'italiano


Ma ecco profilarsi un nuovo ostacolo: le ardue mura della città, le torri di pietra, la barriera di ferro delle porte, soldati che bersagliano dall’alto, il popolo numeroso di Cremona, fidatissimo a Vitellio, e una folla convenuta da gran parte d’Italia per il mercato ricorrente in quei giorni: massa di gente valida come aiuto per i difensori, ma stimolo agli attaccanti per l’attrattiva del bottino. Ordina Antonio di metter mano alle torce e di incendiare le più belle ville fuori porta, nella speranza che i Cremonesi, di fronte alla perdita dei loro beni, si risolvano a passare dalla sua parte. Riempie le costruzioni, poste a ridosso delle mura e loro sovrastanti in altezza, coi soldati più forti ed efficienti, i quali con travi, tegole e torce, gettano lo scompiglio tra i difensori.