Traduzione di Paragrafo 28, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Hormine id ingenium, ut Messala tradit, an potior auctor sit C. Plinius, qui Antonium incusat, haud facile discreverim, nisi quod neque Antonius neque Hormus a fama vitaque sua quamvis pessimo flagitio degeneravere. Non iam sanguis neque vulnera morabantur quin subruerent vallum quaterentque portas, innixi umeris et super iteratam testudinem scandentes prensarent hostium tela brachiaque. Integri cum sauciis, semineces cum expirantibus volvuntur, varia pereuntium forma et omni imagine mortium.

Traduzione all'italiano


Che sia stata una trovata di Ormo, come vuole Messalla, o sia invece più attendibile Gaio Plinio, che ne addossa le responsabilità ad Antonio, è pressoché impossibile stabilirlo: certo che quel gesto, per quanto esecrabile, calza perfettamente con la fama e la vita di Antonio e di Ormo. Da quel momento né sangue né ferite più li frenano: scalzano il trinceramento, squassano le porte, issandosi sulle spalle uno dell’altro e salendo sulla ricomposta testuggine, afferrano armi e braccia nemiche. Illesi e feriti, tramortiti e moribondi finiscono in uno stesso groviglio: soccombono in mille modi: la morte assume tutti gli aspetti.