Traduzione di Paragrafo 27, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Huc inclinavit Antonius cingique vallum corona iussit. Primo sagittis saxisque eminus certabant, maiore Flavianorum pernicie, in quos tela desuper librabantur; mox vallum portasque legionibus attribuit, ut discretus labor fortis ignavosque distingueret atque ipsa contentione decoris accenderentur. Proxima Bedriacensi viae tertiani septimanique sumpsere, dexteriora valli octava ac septima Claudiana; tertiadecimanos ad Brixianam portam impetus tulit. Paulum inde morae, dum ex proximis agris ligones dolabras et alii falcis scalasque convectant: tum elatis super capita scutis densa testudine succedunt. Romanae utrimque artes: pondera saxorum Vitelliani provolvunt, disiectam fluitantemque testudinem lanceis contisque scrutantur, donec soluta compage scutorum exanguis aut laceros prosternerent multa cum strage. Incesserat cunctatio, ni duces fesso militi et velut inritas exhortationes abnuenti Cremonam monstrassent.

Traduzione all'italiano


A tale constatazione si piegò Antonio e ordinò di investire su tutti i lati il trinceramento nemico. Si iniziò con un lancio, a distanza, di frecce e di sassi, ma la peggio toccava ai Flaviani, perché i colpi contro di loro fiondavano dall’alto. Poi Antonio assegnò alle singole legioni un tratto di trinceramento e la porta inclusavi, per distinguere, con la divisione dei settori d’attacco, i valorosi dai vili e per spronarli con lo spirito d’emulazione. I legionari della Terza e della Settima presero il settore più vicino alla via per Bedriaco; il lato destro del trinceramento fu assegnato all’Ottava e alla Settima Claudiana; per quelli della Tredicesima la zona d’attacco assegnata fu quella prospiciente la porta verso Brescia. Seguì un breve periodo d’attesa, per far arrivare dai campi zappe, scuri, falci e scale; poi, reggendo gli scudi sopra le teste, si fan sotto compatti, in formazione di testuggine. Dalle due parti si impiega la stessa tecnica romana: rovescian giù i Vitelliani pesanti massi; frugano con colpi di lancia e con pertiche dentro le aperture della testuggine, sconnessa e ondeggiante, finché, rotta la compagine degli scudi, maciullano orribilmente gli attaccanti, lasciandoli al suolo dissanguati e laceri. La determinazione nell’assalto era ormai svanita, ma i comandanti, ai soldati stanchi e ormai incapaci di ascoltarne gli incitamenti, additano l’obiettivo, Cremona.