Traduzione di Paragrafo 26, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Ut Cremonam venere, novum immensumque opus occurrit. Othoniano bello Germanicus miles moenibus Cremonensium castra sua, castris vallum circumiecerat eaque munimenta rursus auxerat. Quorum aspectu haesere victores, incertis ducibus quid iuberent. Incipere obpugnationem fesso per diem noctemque exercitu arduum et nullo iuxta subsidio anceps: sin Bedriacum redirent, intolerandus tam longi itineris labor, et victoria ad inritum revolvebatur: munire castra, id quoque propinquis hostibus formidolosum, ne dispersos et opus molientis subita eruptione turbarent. Quae super cuncta terrebat ipsorum miles periculi quam morae patientior: quippe ingrata quae tuta, ex temeritate spes; omnisque caedes et vulnera et sanguis aviditate praedae pensabantur.

Traduzione all'italiano


Arrivati davanti a Cremona, si presenta loro un compito nuovo, smisurato. Nei giorni della guerra contro Otone, i soldati germanici avevano disposto il loro campo attorno alle mura della città, e attorno al campo, costruito un trinceramento, rafforzato poi con ulteriori difese. A tal vista si bloccò la corsa dei vincitori, non sapendo i capi che ordine dare. Iniziare un assalto con un esercito stremato dalle prolungate fatiche di un giorno e di una notte appariva arduo e, senza aiuti sotto mano, rischioso; tornare a Bedriaco, altra insostenibile fatica per la lunghezza del cammino, equivaleva a vanificare la vittoria; attendarsi lì e costruire delle difese campali, neanche questo, col nemico a portata di mano, dava garanzie di sicurezza, nel timore che, vedendoli sparsi al lavoro, potesse creare loro serie difficoltà con improvvisa sortita e disperderli. Ma più di tutto facevan paura i soldati stessi, insofferenti più all’indugio che al pericolo: detestano ogni misura di sicurezza e pongono la speranza nell’audacia; insomma: morti, ferite e sangue, tutto trovava compenso nell’avidità di preda.