Traduzione di Paragrafo 23, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Sustinuit labentem aciem Antonius accitis praetorianis. Qui ubi excepere pugnam, pellunt hostem, dein pelluntur. Namque Vitelliani tormenta in aggerem viae contulerant ut tela vacuo atque aperto excuterentur, dispersa primo et arbustis sine hostium noxa inlisa. Magnitudine eximia quintae decimae legionis ballista ingentibus saxis hostilem aciem proruebat. Lateque cladem intulisset ni duo milites praeclarum facinus ausi, arreptis e strage scutis ignorati, vincla ac libramenta tormentorum abscidissent. Statim confossi sunt eoque intercidere nomina: de facto haud ambigitur. Neutro inclinaverat fortuna donec adulta nocte luna surgens ostenderet acies falleretque. Sed Flavianis aequior a tergo; hinc maiores equorum virorumque umbrae, et falso, ut in corpora, ictu tela hostium citra cadebant: Vitelliani adverso lumine conlucentes velut ex occulto iaculantibus incauti offerebantur.

Traduzione all'italiano


La linea stava per cedere, ma a sostegno Antonio inviò i pretoriani: si buttano nella mischia, respingono il nemico, ma poi sono a loro volta respinti. Infatti i Vitelliani avevano piazzato le loro macchine da lancio sull’argine della strada, per poter far partire i loro colpi da un terreno libero e scoperto, mentre prima si perdevano finendo contro gli alberi, senza danno per il nemico. Un addetto ai lanci, gigantesco, della Quindicesima legione, scompaginava le file avversarie con pietre enormi. Sarebbe stata una strage se due soldati, passando inosservati, dopo aver sottratto due scudi ai cadaveri, non fossero riusciti con memorabile audacia a tagliare le corde e le cinghie della macchina. Furono uccisi sul posto e non se ne seppero i nomi, ma il fatto è certo. Non si profilava ancora per nessuno la vittoria, senonché a notte inoltrata, si levò la luna a illuminare le due schiere con la sua ingannevole luce. Favoriti i Flaviani, che l’avevano alle spalle: s’allungavano, per loro, le ombre di uomini e cavalli e, scambiando le ombre per corpi, il tiro nemico era troppo corto; i Vitelliani, investiti in pieno dalla luce, si offrivano scoperti a chi colpiva stando, per così dire, nascosto.