Traduzione di Paragrafo 22, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


At Vitellianus exercitus, cui adquiescere Cremonae et reciperatis cibo somnoque viribus confectum algore atque inedia hostem postera die profligare ac proruere ratio fuit, indigus rectoris, inops consilii, tertia ferme noctis hora paratis iam dispositisque Flavianis impingitur. Ordinem agminis disiecti per iram ac tenebras adseverare non ausim, quamquam alii tradiderint quartam Macedonicam dextrum suorum cornu, quintam et quintam decimam cum vexillis nonae secundaeque et vicensimae Britannicarum legionum mediam aciem, sextadecimanos duoetvicensimanosque et primanos laevum cornu complesse. Rapaces atque Italici omnibus se manipulis miscuerant; eques auxiliaque sibi ipsi locum legere. Proelium tota nocte varium, anceps, atrox, his, rursus illis exitiabile. Nihil animus aut manus, ne oculi quidem provisu iuvabant. Eadem utraque acie arma, crebris interrogationibus notum pugnae signum, permixta vexilla, ut quisque globus capta ex hostibus huc vel illuc raptabat. Urgebatur maxime septima legio, nuper a Galba conscripta. Occisi sex primorum ordinum centuriones, abrepta quaedam signa: ipsam aquilam Atilius Verus primi pili centurio multa cum hostium strage et ad extremum moriens servaverat.

Traduzione all'italiano


Sull’altro fronte, l’esercito vitelliano, che, secondo i piani avrebbe dovuto riposarsi a Cremona e, ricuperate le forze col cibo e col sonno, avrebbe dovuto avventarsi l’indomani su un nemico spossato dal freddo e dalla fame, privo com’era di una guida e di una strategia d’attacco, va a cozzare, verso la terza ora della notte, contro i Flaviani già schierati e pronti a riceverli. Non saprei precisare con esattezza la disposizione di quell’esercito in disordine, nel buio, esagitato dall’ira, benché altri abbiano tramandato che la Quarta legione Macedonica costituisse l’ala destra, la Quinta e la Quindicesima, con contingenti della Nona, della Seconda e della Ventesima Britannica, formassero il centro, mentre la Sedicesima, la Ventiduesima e la Prima formassero l’ala sinistra. Gli uomini della Rapace e dell’Italica erano disseminati fra i vari manipoli; cavalleria e reparti ausiliari si erano scelti da soli il proprio posto. Infuriò tutta la notte una battaglia varia, incerta, furibonda, con orribili perdite ora da una parte ora dall’altra. Vano il coraggio e il vigore, vano anche lo sguardo proteso a scrutare nel buio. Identiche le armi dei due eserciti, note le parole d’ordine per il continuo richiederle, in una confusione di insegne catturate al nemico e trascinate di qua e di là da gruppi di soldati. La pressione maggiore la subiva la Settima legione, reclutata di recente da Galba. Caddero sei centurioni di primo rango; essa si vide strappare alcune insegne; l’aquila era riuscito a salvarla il centurione primipilo Atilio Vero, in mezzo a una carneficina di nemici, tra i quali infine anch’egli cadde.