Traduzione di Paragrafo 19, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Inumbrante vespera universum Flaviani exercitus robur advenit. Utque cumulos super et recentia caede vestigia incessere, quasi debellatum foret, pergere Cremonam et victos in deditionem accipere aut expugnare deposcunt. Haec in medio, pulchra dictu: illa sibi quisque, posse coloniam plano sitam impetu capi. Idem audaciae per tenebras inrumpentibus et maiorem rapiendi licentiam. Quod si lucem opperiantur, iam pacem, iam preces, et pro labore ac vulneribus clementiam et gloriam, inania, laturos, sed opes Cremonensium in sinu praefectorum legatorumque fore. Expugnatae urbis praedam ad militem, deditae ad duces pertinere. Spernuntur centuriones tribunique, ac ne vox cuiusquam audiatur, quatiunt arma, rupturi imperium ni ducantur.

Traduzione all'italiano


Quando giunse il grosso dell’esercito flaviano, calavano le ombre della sera. Com’esso ebbe a passare sopra mucchi di cadaveri, in mezzo alle tracce ancora fresche della carneficina, immaginando che si trattasse di una vittoria decisiva, chiede di proseguire per Cremona, per ricevere la resa dei vinti o espugnare la città. Così parlavano di fronte agli altri, ed eran belle parole; ma ognuno, dentro di sé, ritiene possibile prendere d’assalto quella colonia distesa in mezzo alla pianura. In un attacco notturno - pensano - l’audacia richiesta è la stessa, ma la libertà di predare aumenta. Se invece aspettiamo il giorno, dovremo ascoltare parole di pace e preghiere, e, in cambio di fatiche e ferite, non otterremo altro che fama di clemenza e gloria, chiacchiere e basta, mentre le ricchezze cremonesi finiranno in tasca a prefetti e legati. Il bottino d’una città presa d’assalto spetta ai soldati, ai capi in caso di resa. Nessuno dà retta a centurioni e tribuni e, perché non se ne senta la voce, fanno rumore con le armi, decisi, qualora non vengano guidati contro Cremona, a sfidare gli ordini.