Traduzione di Paragrafo 17, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Nullum in illa trepidatione Antonius constantis ducis aut fortis militis officium omisit. Occursare paventibus, retinere cedentis, ubi plurimus labor, unde aliqua spes, consilio manu voce insignis hosti, conspicuus suis. Eo postremo ardoris provectus est ut vexillarium fugientem hasta transverberaret; mox raptum vexillum in hostem vertit. Quo pudore haud plures quam centum equites restitere: iuvit locus, artiore illic via et fracto interfluentis rivi ponte, qui incerto alveo et praecipitibus ripis fugam impediebat. Ea necessitas seu fortuna lapsas iam partis restituit. Firmati inter se densis ordinibus excipiunt Vitellianos temere effusos, atque illi consternantur. Antonius instare perculsis, sternere obvios, simul ceteri, ut cuique ingenium, spoliare, capere, arma equosque abripere. Et exciti prospero clamore, qui modo per agros fuga palabantur, victoriae se miscebant.

Traduzione all'italiano


In quel momento di panico, Antonio assolse fino in fondo ai suoi doveri di risoluto comandante e valoroso soldato. Corre incontro a chi è in preda alla paura, trattiene chi sta per ripiegare, presente dove infuria lo scontro, dove c’è speranza di resistere, con il consiglio, con il braccio e con la voce: non possono non vederlo i nemici, non ammirarlo i suoi. A tanto arrivò il suo ardimento: trapassa con l’asta un alfiere in fuga, gli strappa il vessillo e lo volge contro il nemico. Di fronte a tale gesto, un centinaio di cavalieri, non più, presi da vergogna, si fermano a resistere con lui: li aiutò il luogo, perché lì era più stretta la via e spezzato il ponte sull’acqua di un canale che, di dubbio guado e dalle rive scoscese, impediva la fuga. Necessità o fortuna che fosse, risollevò le sorti già compromesse dei suoi. Rafforzatisi in file serrate, aspettano i Vitelliani incautamente lanciati in disordinato assalto, che vengono ora messi in rotta. Son presi dal panico e Antonio li incalza, abbatte chi gli si fa incontro, mentre gli altri, secondo l’indole propria, spogliano i caduti, fanno prigionieri, si impossessano di armi e cavalli. E quanti ancora sbandavano in fuga per i campi, richiamati dalle grida festose, si mescolavano alla vittoria.