Traduzione di Paragrafo 13, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


At Caecina, defectione classis vulgata, primores centurionum et paucos militum, ceteris per militiae munera dispersis, secretum castrorum adfectans in principia vocat. Ibi Vespasiani virtutem virisque partium extollit: transfugisse classem, in arto commeatum, adversas Gallias Hispaniasque, nihil in urbe fidum; atque omnia de Vitellio in deterius. Mox incipientibus qui conscii aderant, ceteros re nova attonitos in verba Vespasiani adigit; simul Vitellii imagines dereptae et missi qui Antonio nuntiarent. Sed ubi totis castris in fama proditio, recurrens in principia miles praescriptum Vespasiani nomen, proiectas Vitellii effigies aspexit, vastum primo silentium, mox cuncta simul erumpunt. Huc cecidisse Germanici exercitus gloriam ut sine proelio, sine vulnere vinctas manus et capta traderent arma? Quas enim ex diverso legiones? Nempe victas; et abesse unicum Othoniani exercitus robur, primanos quartadecimanosque, quos tamen isdem illis campis fuderint straverintque. Ut tot armatorum milia, velut grex venalium, exuli Antonio donum darentur? octo nimirum legiones unius classis accessionem fore. Id Basso, id Caecinae visum, postquam domos hortos opes principi abstulerint, etiam militem auferre. Integros incruentosque, Flavianis quoque partibus vilis, quid dicturos reposcentibus aut prospera aut adversa?

Traduzione all'italiano


Cecina intanto, dopo che si riseppe della diserzione della flotta, approfittando del fatto che il campo era vuoto, perché tutti gli altri erano impegnati fuori nei servizi loro assegnati, convoca nel piazzale del campo i centurioni di grado più elevato e pochi soldati. Qui esalta il valore di Vespasiano e le forze al suo seguito: la flotta passata all’altro partito, i viveri ormai scarsi, le Gallie e le Spagne avverse, assolutamente infida Roma; tracciava insomma un quadro fosco sulla situazione di Vitellio. Quindi, a cominciare da chi gli teneva mano, e poi gli altri, sbalorditi dal fatto inatteso, tutti fa giurare per Vespasiano; abbattono le statue di Vitellio e inviano messi a riferire i fatti ad Antonio. Ma quando si sparse per il campo la notizia del tradimento e i soldati accorsi nel piazzale del campo videro scritto sulle insegne il nome di Vespasiano e le statue di Vitellio abbattute, calò dapprima un gelido silenzio, poi ci fu una contemporanea collettiva esplosione di rabbia: tanto in basso era dunque caduta la gloria dell’esercito germanico da doversi arrendere a mani legate e cedere le armi prigioniere senza combattere, senza ferite! Ma chi stava loro di fronte? Delle legioni vinte! E per di più senza l’unica vera forza dell’esercito otoniano, quelli della Prima e della Quattordicesima, che pure avevano piegato e disfatto su questi stessi campi! E per cosa poi? Per dare tante migliaia di uomini armati, come branchi di schiavi, in dono a uno come Antonio, a uno cacciato in esilio? E otto legioni dovrebbero accodarsi a una flotta? Ecco le trame di Basso e di Cecina: dopo aver rubato al proprio principe case, giardini, tesori, portargli via anche l’esercito! E che avrebbero detto, quando, senz’aver combattuto, disprezzati anche dai flaviani, li avessero invitati a raccontare le vicende delle loro vittorie e delle loro sconfitte?