Traduzione di Paragrafo 11, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Legiones velut tabe infectae Aponium Saturninum Moesici exercitus legatum eo atrocius adgrediuntur, quod non, ut prius, labore et opere fessae, sed medio diei exarserant, vulgatis epistulis, quas Saturninus ad Vitellium scripsisse credebatur. Ut olim virtutis modestiaeque, tunc procacitatis et petulantiae certamen erat, ne minus violenter Aponium quam Flavianum ad supplicium deposcerent. Quippe Moesicae legiones adiutam a se Pannonicorum ultionem referentes, et Pannonici, velut absolverentur aliorum seditione, iterare culpam gaudebant. In hortos, in quibus devertebatur Saturninus, pergunt. Nec tam Primus et Aponianus et Messala, quamquam omni modo nisi, eripuere Saturninum quam obscuritas latebrarum, quibus occulebatur, vacantium forte balnearum fornacibus abditus. Mox omissis lictoribus Patavium concessit. Digressu consularium uni Antonio vis ac potestas in utrumque exercitum fuit, cedentibus collegis et obversis militum studiis. Nec deerant qui crederent utramque seditionem fraude Antonii coeptam, ut solus bello frueretur.

Traduzione all'italiano


Come infettate da un contagio, le legioni si scagliano contro il legato dell’esercito della Mesia, Aponio Saturnino, con una violenza tanto più pericolosa, perché le truppe non erano, come in precedenza, stanche per i lavori di trinceramento; la rivolta divampò in pieno giorno, quando si seppe di una lettera scritta a Vitellio e attribuita a Saturnino. Un tempo si gareggiava in valore e in disciplina, ora in proterva arroganza nel reclamare, con altrettanta violenza che per Flaviano, la morte di Aponio. Il fatto è che le legioni della Mesia rammentavano ai soldati di Pannonia l’aiuto loro offerto nella vendetta, e quelli di Pannonia, come discolpati dall’altrui ribellione, si compiacevano di ripetere la colpa. Si dirigono alla villa con parco, dove alloggiava Saturnino. A sottrarlo dalle loro mani non sarebbero bastati Primo, Aponiano e Messalla con tutti i loro sforzi, per quanto decisi: valse invece l’oscurità del nascondiglio, in cui s’era rintanato, dentro il forno dei bagni, casualmente non in funzione. Subito dopo, rinunciando alla scorta dei littori, fuggì a Padova. Con la partenza dei due legati consolari, l’autorità effettiva sui due eserciti rimase nelle mani di Antonio: i colleghi gli cedevano il passo e a lui andavano le simpatie della truppa. Non mancò chi ritenesse che a entrambe le sommosse non fosse estranea una subdola spinta di Antonio, per essere l’unico ad avvantaggiarsi di quella guerra.