Traduzione di Paragrafo 89, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Sed vulgus et magnitudine nimia communium curarum expers populus sentire paulatim belli mala, conversa in militum usum omni pecunia, intentis alimentorum pretiis, quae motu Vindicis haud perinde plebem attriverant, secura tum urbe et provinciali bello, quod inter legiones Galliasque velut externum fuit. Nam ex quo divus Augustus res Caesarum composuit, procul et in unius sollicitudinem aut decus populus Romanus bellaverat; sub Tiberio et Gaio tantum pacis adversa [ad] rem publicam pertinuere; Scriboniani contra Claudium incepta simul audita et coercita; Nero nuntiis magis et rumoribus quam armis depulsus: tum legiones classesque et, quod raro alias, praetorianus urbanusque miles in aciem deducti, Oriens Occidensque et quicquid utrimque virium est a tergo, si ducibus aliis bellatum foret, longo bello materia. Fuere qui proficiscenti Othoni moras religionemque nondum conditorum ancilium adferrent: aspernatus est omnem cunctationem ut Neroni quoque exitiosam; et Caecina iam Alpes transgressus extimulabat.

Traduzione all'italiano


Ma la plebe e il popolo, estranei al complesso meccanismo della politica, cominciavano a soffrire i mali della guerra, perché tutto il denaro disponibile era destinato a impieghi militari e il prezzo dei generi alimentari era in aumento; mali che non avevano in modo altrettanto violento investito la plebe al tempo della sollevazione di Vindice, perché allora Roma era lontana dal pericolo, riguardando la guerra una provincia, sicché lo scontro fra legioni e Gallie era vissuto come conflitto esterno. Infatti da che il divo Augusto aveva costruito lo stato dei Cesari, il popolo romano aveva combattuto in terre lontane e la guerra era sollecitudine e gloria di uno solo; con Tiberio e Caligola, lo stato aveva risentito solo del malessere della pace; dell'avventura di Scriboniano contro Claudio, si seppe insieme che esisteva e che era stata stroncata; Nerone l'aveva rovesciato più il diffondersi di certe notizie che le armi; ma adesso partivano le legioni e la flotta e, cosa assolutamente rara, i pretoriani e i reparti di stanza a Roma; adesso scendevano in campo l'Oriente e l'Occidente e tutte le forze di riserva su cui ciascuno poteva contare, materia questa per una lunga guerra, se altri ne fossero stati i capi. Al momento della partenza di Otone, qualcuno, per trattenerlo, invocò uno scrupolo religioso: gli ancili non erano ancora stati riposti nel santuario. Ma Otone rifiutò ogni indugio, perché era già stato fatale anche a Nerone. Lo spronava del resto Cecina, ormai al di qua delle Alpi.