Traduzione di Paragrafo 87, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Otho lustrata urbe et expensis bello consiliis, quando Poeninae Cottiaeque Alpes et ceteri Galliarum aditus Vitellianis exercitibus claudebantur, Narbonensem Galliam adgredi statuit classe valida et partibus fida, quod reliquos caesorum ad pontem Mulvium et saevitia Galbae in custodia habitos in numeros legionis composuerat, facta et ceteris spe honoratae in posterum militiae. Addidit classi urbanas cohortis et plerosque e praetorianis, viris et robur exercitus atque ipsis ducibus consilium et custodes. Summa expeditionis Antonio Novello, Suedio Clementi primipilaribus, Aemilio Pacensi, cui ademptum a Galba tribunatum reddiderat, permissa. Curam navium Moschus libertus retinebat ad observandam honestiorum fidem immutatus. Peditum equitumque copiis Suetonius Paulinus, Marius Celsus, Annius Gallus rectores destinati, sed plurima fides Licinio Proculo praetorii praefecto. Is urbanae militiae impiger, bellorum insolens, auctoritatem Paulini, vigorem Celsi, maturitatem Galli, ut cuique erat, criminando, quod facillimum factu est, pravus et callidus bonos et modestos anteibat.

Traduzione all'italiano


Compiuti i riti di purificazione della città, Otone esaminò i piani di guerra. E poiché le Alpi Pennine e le Cozie e gli altri passi verso la Gallia erano bloccati dagli eserciti di Vitellio, decise per l'attacco alla Gallia Narbonense con la flotta, forte e a lui fedele, perché egli aveva organizzato in reparti di legionari gli scampati al massacro del ponte Milvio, tenuti poi in carcere dall'aspro rigore di Galba, aprendo nel contempo anche agli altri soldati di marina la speranza per il futuro di un servizio prestigioso. Rafforzò la flotta con coorti urbane e buona parte dei pretoriani, col compito di formare l'ossatura dell'esercito e di essere consiglieri e difesa diretta dei capi. La condotta delle operazioni venne affidata ad Antonio Novello e Svedio Clemente, centurioni primipilari, oltre che a Emilio Pacense, reintegrato nel grado di tribuno dopo la destituzione voluta da Galba. La responsabilità della flotta restava nelle mani del liberto Mosco, lasciato a quel posto per controllare la fedeltà di uomini più autorevoli. Designati al comando delle truppe di fanteria e di cavalleria furono Svetonio Paolino, Mario Celso e Annio Gallo, ma la fiducia maggiore Otone la riponeva nel prefetto del pretorio Licinio Proculo. Costui, intraprendente comandante della guarnigione di Roma, ma con scarsa esperienza militare, denigrando l'autorevolezza di Paolino, l'energia di Celso, il maturo senso di responsabilità di Gallo, e cioè le qualità di ciascuno, riuscì a scavalcare, lui maligno e intrigante, uomini retti e rispettosi del loro dovere.