Traduzione di Paragrafo 77, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Sic distractis exercitibus ac provinciis Vitellio quidem ad capessendam principatus fortunam bello opus erat, Otho ut in multa pace munia imperii obibat, quaedam ex dignitate rei publicae, pleraque contra decus ex praesenti usu properando. Consul cum Titiano fratre in kalendas Martias ipse; proximos mensis Verginio destinat ut aliquod exercitui Germanico delenimentum; iungitur Verginio Pompeius Vopiscus praetexto veteris amicitiae; plerique Viennensium honori datum interpretabantur. Ceteri consulatus ex destinatione Neronis aut Galbae mansere, Caelio ac Flavio Sabinis in Iulias, Arrio Antonino et Mario Celso in Septembris, quorum honoribus ne Vitellius quidem victor intercessit. Sed Otho pontificatus auguratusque honoratis iam senibus cumulum dignitatis addidit, aut recens ab exilio reversos nobilis adulescentulos avitis ac paternis sacerdotiis in solacium recoluit. Redditus Cadio Rufo, Pedio Blaeso, Saevino P . . . Senatorius locus. Repetundarum criminibus sub Claudio ac Nerone ceciderant: placuit ignoscentibus verso nomine, quod avaritia fuerat, videri maiestatem, cuius tum odio etiam bonae leges peribant.

Traduzione all'italiano


Con una tale divisione di eserciti e province, Vitellio, per avere in pugno il potere imperiale, non poteva sottrarsi alla guerra. Otone intanto, quasi regnasse una pace assoluta, attendeva ai suoi compiti di imperatore, a volte nel rispetto della dignità dello stato e più spesso contro il decoro, tutto preso com'era a godere del presente. Console lui stesso, ma fino alle calende di marzo, insieme al fratello Tiziano, designa per i mesi successivi, in un tentativo di ingraziarsi l'esercito di Germania, Virginio, e a lui associa Pompeo Vopisco, con il pretesto della vecchia amicizia, ma era un gesto comunemente interpretato come segno di omaggio per i Viennesi. Per gli altri mesi si tenne conto delle designazioni di Nerone o di Galba: Celio e Flavio Sabino fino a luglio, Arrio Antonino e Mario Celso fino a settembre, cariche su cui non interferì neppure Vitellio, dopo la vittoria. Assegnò Otone le cariche di pontefice e di augure, quale ulteriore attestato di prestigio, ad anziane personalità già responsabili di altri uffici politici, e volle poi onorare i giovani nobili da poco rientrati dall'esilio, conferendo loro, a titolo di riparazione, le cariche sacerdotali già di pertinenza dei loro padri o dei loro avi. Cadio Rufo, Pedio Bleso, Scevino Paquio furono reintegrati fra i senatori. Costoro, sotto Claudio e Nerone, avevano subito una condanna per concussione: chi ora dava loro il perdono, faceva apparire, con una semplice sostituzione di parole, lesa maestà ciò che era stato avidità: ma l'odio evocato da quella parola faceva cadere anche buone leggi.