Traduzione di Paragrafo 76, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Primus Othoni fiduciam addidit ex Illyrico nuntius iurasse in eum Dalmatiae ac Pannoniae et Moesiae legiones. Idem ex Hispania adlatum laudatusque per edictum Cluvius Rufus: set statim cognitum est conversam ad Vitellium Hispaniam. Ne Aquitania quidem, quamquam ab Iulio Cordo in verba Othonis obstricta, diu mansit. Nusquam fides aut amor: metu ac necessitate huc illuc mutabantur. Eadem formido provinciam Narbonensem ad Vitellium vertit, facili transitu ad proximos et validiores. Longinquae provinciae et quidquid armorum mari dirimitur penes Othonem manebat, non partium studio, sed erat grande momentum in nomine urbis ac praetexto senatus, et occupaverat animos prior auditus. Iudaicum exercitum Vespasianus, Syriae legiones Mucianus sacramento Othonis adegere; simul Aegyptus omnesque versae in Orientem provinciae nomine eius tenebantur. Idem Africae obsequium, initio Carthagine orto neque expectata Vipstani Aproniani proconsulis auctoritate: Crescens Neronis libertus (nam et hi malis temporibus partem se rei publicae faciunt) epulum plebi ob laetitiam recentis imperii obtulerat, et populus pleraque sine modo festinavit. Carthaginem ceterae civitates secutae.

Traduzione all'italiano


A infondere fiducia in Otone giunse una buona notizia dall'Illirico: il giuramento di obbedienza prestatogli dalle legioni della Dalmazia, della Pannonia e della Mesia. Per un simile annuncio proveniente dalla Spagna venne emesso un decreto di pubblica lode per Cluvio Rufo; ma subito dopo si seppe che la Spagna era passata dalla parte di Vitellio. Neppure l'Aquitania, benché Giulio Cordo l'avesse impegnata con giuramento alla causa di Otone, gli restò a lungo fedele. La lealtà e l'affetto erano inesistenti ovunque: si verificavano voltafaccia sui due fronti per paura o stato di necessità. Fu la paura a volgere a favore di Vitellio la provincia Narbonense: quasi automatico è il passaggio dalla parte del vicino più forte. Le province più periferiche e gli eserciti d'oltremare restavano con Otone, e questo non per scelta di parte, bensì facevan valere il peso del prestigio di Roma e l'autorità del senato e poi il loro attaccamento derivava dall'averlo saputo imperatore prima dell'altro. Vespasiano e Muciano avevan fatto giurare per Otone rispettivamente l'esercito giudaico e le legioni della Siria; del pari erano amministrati in suo nome l'Egitto e le province orientali. Per analoga obbedienza dell'Africa, il segnale era partito da Cartagine, dove, senza attendere l'autorizzazione del proconsole Vipstano Aproniano, Crescente, un liberto di Nerone (in tempi oscuri anche costoro s'immischiano nelle questioni di politica), aveva offerto alla plebe un banchetto per festeggiare il nuovo imperatore; e il popolo s'era senza misura affrettato a organizzare tante altre manifestazioni di consenso. Le altre città seguirono Cartagine.