Traduzione di Paragrafo 71, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Otho interim contra spem omnium non deliciis neque desidia torpescere: dilatae voluptates, dissimulata luxuria et cuncta ad decorem imperii composita, eoque plus formidinis adferebant falsae virtutes et vitia reditura. Marium Celsum consulem designatum, per speciem vinculorum saevitiae militum subtractum, acciri in Capitolium iubet; clementiae titulus e viro claro et partibus inviso petebatur. Celsus constanter servatae erga Galbam fidei crimen confessus, exemplum ultro imputavit. Nec Otho quasi ignosceret sed deos testis mutuae reconciliationis adhibens, statim inter intimos amicos habuit et mox bello inter duces delegit, mansitque Celso velut fataliter etiam pro Othone fides integra et infelix. Laeta primoribus civitatis, celebrata in vulgus Celsi salus ne militibus quidem ingrata fuit, eandem virtutem admirantibus cui irascebantur.

Traduzione all'italiano


Otone intanto, contro le previsioni generali, non sprecava tempo impigrendo nei piaceri e nell'inerzia. Differiti i godimenti, dissimula le sue pratiche dissolute, impronta ogni gesto alla dignità del potere. Risultato: un'accresciuta paura delle sue virtù ipocrite e del previsto rigurgito dei suoi vizi. Si fa portare in Campidoglio il console designato Mario Celso, da lui sottratto in precedenza al furore dei soldati con un finto arresto: cercava di costruirsi un attestato di clemenza, sfruttando quell'uomo illustre e odiato dai suoi sostenitori. Celso riconobbe vera l'accusa di una continua e coerente fedeltà a Galba, anzi rivendicò il valore esemplare del suo comportamento. Otone, pur senza assumere il tono di chi gli perdonava ma, prendendo gli dèi a testimoni della loro reciproca conciliazione, lo ammise subito fra i suoi intimi e, poco dopo, lo scelse con altri a dirigere le operazioni militari. Celso, come per una chiamata del destino, serbò anche verso Otone una fedeltà incorrotta e sfortunata. Accolta con gioia dalle personalità più influenti, festeggiata dal popolo, la grazia concessa a Celso non dispiacque neppure ai soldati: ammiravano quella virtù contro cui provavano rancore.