Traduzione di Paragrafo 70, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Caecina paucos in Helvetiis moratus dies dum sententiae Vitellii certior fieret, simul transitum Alpium parans, laetum ex Italia nuntium accipit alam Silianam circa Padum agentem sacramento Vitellii accessisset. Pro consule Vitellium Siliani in Africa habuerant; mox a Nerone, ut in Aegyptum praemitterentur, exciti et ob bellum Vindicis revocati ac tum in Italia manentes, instinctu decurionum, qui Othonis ignari, Vitellio obstricti robur adventantium legionum et famam Germanici exercitus attollebant, transiere in partis et ut donum aliquod novo principi firmissima transpadanae regionis municipia, Mediolanum ac Novariam et Eporediam et Vercellas, adiunxere. Id Caecinae per ipsos compertum. Et quia praesidio alae unius latissima Italiae pars defendi nequibat, praemissis Gallorum Lusitanorumque et Britannorum cohortibus et Germanorum vexillis cum ala Petriana, ipse paulum cunctatus est num Raeticis iugis in Noricum flecteret adversus Petronium Vrbicum procuratorem, qui concitis auxiliis et interruptis fluminum pontibus fidus Othoni putabatur. Sed metu ne amitteret praemissas iam cohortis alasque, simul reputans plus gloriae retenta Italia et, ubicumque certatum foret, Noricos in cetera victoriae praemia cessuros, Poenino itinere subsignanum militem et grave legionum agmen hibernis adhuc Alpibus transduxit.

Traduzione all'italiano


Cecina, trattenutosi pochi giorni nel territorio degli Elvezi in attesa della decisione di Vitellio e impegnato a preparare il passaggio delle Alpi, fu raggiunto da una buona notizia dall'Italia: l'ala di cavalleria Siliana, con zona operativa attorno al Po, aveva prestato giuramento a Vitellio. Questi uomini erano stati ai suoi ordini in Africa, quand'era proconsole; poi li aveva mobilitati Nerone, nei preparativi di una spedizione in Egitto, quindi s'eran visti richiamare per via della guerra contro Vindice ed erano tuttora in Italia. Trascinati dai loro decurioni, i quali, nulla sapendo di Otone ma attaccati a Vitellio, non facevano che parlare della forza delle legioni in marcia e del prestigio dell'esercito di Germania, si dichiararono dalla sua parte, assicurandogli, quale dono al nuovo principe, l'appoggio delle più forti città transpadane, Milano, Novara, Ivrea e Vercelli. Questa notizia Cecina l'apprese direttamente da loro. Ed essendo impensabile la difesa di una sì vasta regione d'Italia con un solo corpo di cavalleria, comincia a inviare alcune coorti di Galli, di Lusitani, di Britanni insieme a distaccamenti di cavalleria germanica e ai cavalieri dell'ala Petriana. Quanto a sé, perse un po' di tempo, incerto se puntare, per i monti della Rezia, verso il Norico contro il procuratore Petronio Urbico che, per aver mobilitato dei reparti ausiliari e aver tagliato i ponti sui fiumi, era considerato fedele a Otone. Ma per paura di perdere le coorti e gli squadroni di cavalleria già mandati avanti e riflettendo d'altra parte che ben altra era la gloria di assicurarsi il controllo dell'Italia e che, ovunque si combattesse la guerra, gli abitanti del Norico non potevano che essere uno dei premi della vittoria, passò per il valico delle Alpi Pennine coi legionari e le loro pesanti colonne, attraverso quelle montagne ancora coperte di nevi.