Traduzione di Paragrafo 68, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Illi ante discrimen feroces, in periculo pavidi, quamquam primo tumultu Claudium Severum ducem legerant, non arma noscere, non ordines sequi, non in unum consulere. Exitiosum adversus veteranos proelium, intuta obsidio dilapsis vetustate moenibus; hinc Caecina cum valido exercitu, inde Raeticae alae cohortesque et ipsorum Raetorum iuventus, sueta armis et more militiae exercita. Undique populatio et caedes: ipsi medio vagi, abiectis armis, magna pars saucii aut palantes, in montem Vocetium perfugere. Ac statim immissa cohorte Thraecum depulsi et consectantibus Germanis Raetisque per silvas atque in ipsis latebris trucidati. Multa hominum milia caesa, multa sub corona venundata. Cumque dirutis omnibus Aventicum gentis caput infesto agmine peteretur, missi qui dederent civitatem, et deditio accepta. In Iulium Alpinum e principibus ut concitorem belli Caecina animadvertit: ceteros veniae vel saevitiae Vitellii reliquit.

Traduzione all'italiano


Gli Elvezi, bellicosi prima del momento decisivo ma impauriti di fronte a esso, si erano scelti come capo, all'inizio della sollevazione, Claudio Severo, tuttavia restavano senza pratica militare, incapaci di manovre disciplinate e di azioni coordinate. Affrontare i veterani in battaglia equivaleva al suicidio; troppo rischioso sostenere un assedio dentro mura cadenti per vecchiaia; da una parte premeva Cecina con un potente esercito, dall'altra gli squadroni e le coorti ausiliarie della Rezia, per non dire della stessa gioventù retica, agguerrita e bene addestrata. Devastazioni e massacri ovunque. Nel mezzo gli Elvezi allo sbando: gettate le armi e in gran parte feriti o sbrancati, cercarono rifugio sul monte Vocezio. Ma li sloggiò una coorte di Traci, spediti a snidarli, e gli Elvezi, inseguiti da Germani e da Reti, finirono trucidati nei boschi in cui cercavano di nascondersi. Migliaia i morti, migliaia quelli venduti come schiavi. La colonna adesso puntava minacciosamente, in mezzo a distruzioni di ogni genere, verso Aventico, loro capoluogo: furono mandati messi a offrire la resa della città e la resa fu accolta. Cecina fece giustiziare uno dei capi, Giulio Alpino, addebitandogli di avere istigato la guerra. Lasciò gli altri alla clemenza o alla crudeltà di Vitellio.