Traduzione di Paragrafo 65, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Veterem inter Lugdunensis [et Viennensis] discordiam proximum bellum accenderat. Multae in vicem clades, crebrius infestiusque quam ut tantum propter Neronem Galbamque pugnaretur. Et Galba reditus Lugdunensium occasione irae in fiscum verterat; multus contra in Viennensis honor: unde aemulatio et invidia et uno amne discretis conexum odium. Igitur Lugdunenses extimulare singulos militum et in eversionem Viennensium impellere, obsessam ab illis coloniam suam, adiutos Vindicis conatus, conscriptas nuper legiones in praesidium Galbae referendo. Et ubi causas odiorum praetenderant, magnitudinem praedae ostendebant, nec iam secreta exhortatio, sed publicae preces: irent ultores, excinderent sedem Gallici belli: cuncta illic externa et hostilia: se, coloniam Romanam et partem exercitus et prosperarum adversarumque rerum socios, si fortuna contra daret, iratis ne relinquerent.

Traduzione all'italiano


La guerra recente aveva rinfocolato un annoso disaccordo tra gli abitanti di Lione e di Vienna. Molte furono le stragi da ambo le parti, troppo frequente ed esasperata l'ostilità perché si potessero spiegare solo col fatto di parteggiare per Nerone o per Galba. Galba inoltre, per sfogare il suo risentimento verso i Lionesi, ne aveva confiscato le rendite; al contrario aveva colmato di onori i Viennesi: da qui rivalità, gelosie e, unico legame tra questi due popoli divisi da un solo fiume, l'odio. I Lionesi dunque aizzavano i soldati, uno a uno, a sterminare i Viennesi, raccontando l'assedio subito dalla loro colonia, l'appoggio dato all'avventura di Vindice e il recente arruolamento di legionari a sostegno di Galba. Dopo aver messo in risalto le cause del loro odio, magnificavano l'enorme quantità del bottino; passavano dall'incoraggiamento segreto all'invito scoperto, scongiurandoli di muovere alla vendetta, di estirpare quel covo di guerra tra i Galli: i Viennesi non erano che stranieri e nemici, loro invece una colonia romana, parte dell'esercito, alleati nella buona come nella cattiva sorte, e non potevano quindi essere abbandonati all'ira nemica in caso di avverso destino.