Traduzione di Paragrafo 64, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Nuntium de caede Galbae et imperio Othonis Fabius Valens in civitate Leucorum accepit. Nec militum animus in gaudium aut formidine permotus: bellum volvebat. Gallis cunctatio exempta est: in Othonem ac Vitellium odium par, ex Vitellio et metus. Proxima Lingonum civitas erat, fida partibus. Benigne excepti modestia certavere, sed brevis laetitia fuit cohortium intemperie, quas a legione quarta decima, ut supra memoravimus, digressas exercitui suo Fabius Valens adiunxerat. Iurgia primum, mox rixa inter Batavos et legionarios, dum his aut illis studia militum adgregantur, prope in proelium exarsere, ni Valens animadversione paucorum oblitos iam Batavos imperii admonuisset. Frustra adversus Aeduos quaesita belli causa: iussi pecuniam atque arma deferre gratuitos insuper commeatus praebuere. Quod Aedui formidine Lugdunenses gaudio fecere. Sed legio Italica et ala Tauriana abductae: cohortem duodevicensimam Lugduni, solitis sibi hibernis, relinqui placuit. Manlius Valens legatus Italicae legionis, quamquam bene de partibus meritus, nullo apud Vitellium honore fuit: secretis eum criminationibus infamaverat Fabius ignarum et, quo incautior deciperetur, palam laudatum.

Traduzione all'italiano


Fu nel paese dei Leuci che Fabio Valente ricevette la notizia dell'assassinio di Galba e della presa del potere di Otone. Ma né gioia né paura scossero l'animo dei soldati: pensavano solo alla guerra. E svanì ogni esitazione tra i Galli: odiavano con pari intensità Otone e Vitellio, ma di quest'ultimo avevano anche paura. La popolazione più vicina era quella dei Lingoni di sicura fedeltà al partito di Vitellio. I soldati risposero con un comportamento moderato alle accoglienze amichevoli, ma la serenità dei rapporti fu di breve durata per l'intemperanza delle coorti batave, quelle staccatesi, come s'è detto, dalla Quattordicesima legione e aggregate da Fabio Valente al proprio esercito. Prima insulti; poi si scatenò la rissa tra Batavi e legionari che, per il parteggiare degli altri soldati per l'una o l'altra delle parti, poteva sfociare in battaglia, ma intervenne Valente: qualche punizione esemplare ricordò ai Batavi che esisteva un potere. Contro gli Edui si cercò invano un pretesto di guerra: di fronte all'ultimatum di consegnare denaro e armi, aggiunsero viveri gratuiti. Quello che gli Edui avevano fatto per paura, i Lionesi lo fecero con gioia. Ma vennero ritirate da Lione la legione Italica e la cavalleria Tauriana; si decise di lasciarvi la Diciottesima coorte, nei suoi consueti alloggiamenti. I meriti acquisiti alla causa comune non valsero al legato della legione Italica, Manlio Valente, alcuna considerazione da parte di Vitellio: Fabio Valente l'aveva segretamente diffamato, a sua insaputa, non solo, ma, per farlo cadere più facilmente in inganno, in pubblico gli tesseva grandi lodi.