Traduzione di Paragrafo 59, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Iulius deinde Civilis periculo exemptus, praepotens inter Batavos, ne supplicio eius erox gens alienaretur. Et erant in civitate Lingonum octo Batavorum cohortes, quartae decimae legionis auxilia, tum discordia temporum a legione digressae, prout inclinassent, grande momentum sociae aut adversae. Nonium, Donatium, Romilium, Calpurnium centuriones, de quibus supra rettulimus, occidi iussit, damnatos fidei crimine, gravissimo inter desciscentis. Accessere partibus Valerius Asiaticus, Belgicae provinciae legatus, quem mox Vitellius generum adscivit, et Iunius Blaesus, Lugdunensis Galliae rector, cum Italica legione e ala Tauriana Lugduni tendentibus. Nec in Raeticis copiis mora quo minus statim adiungerentur: ne in Britannia quidem dubitatum.

Traduzione all'italiano


Fu sottratto alla morte, poi, Giulio Civile: era costui un personaggio di primissimo piano tra i Batavi, e Vitellio non voleva alienarsi, con la sua esecuzione, quel popolo fiero. C'era poi un altro problema: otto coorti di Batavi, ausiliarie della Quattordicesima legione, di stanza presso i Lingoni e staccatesi dal grosso della legione per la situazione conflittuale propria di quel tempo, potevano, a seconda di come si fossero schierate, come alleate o in atteggiamento ostile, esercitare un grosso peso sugli equilibri militari. Vitellio volle la morte dei centurioni Nonio, Donazio, Romilio e Calpurnio, cui s'è accennato in precedenza, colpevoli di fedeltà, reato gravissimo fra i ribelli. Gli dichiararono il loro appoggio il legato della provincia Belgica Valerio Asiatico, che in seguito Vitellio si scelse come genero, e Giunio Bleso, governatore della Gallia Lionese, insieme alla legione Italica e all'ala di cavalleria Tauriana, accampate a Lione. Non tardarono ad aggiungersi le truppe della Rezia, e neppure in Britannia si ebbero esitazioni.