Traduzione di Paragrafo 58, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur laudata militum alacritate Vitellius ministeria principatus per libertos agi solita in equites Romanos disponit, vacationes centurionibus ex fisco numerat, saevitiam militum plerosque ad poenam exposcentium saepius adprobat, raro simulatione vinculorum frustratur. Pompeius Propinquus procurator Belgicae statim interfectus; Iulium Burdonem Germanicae classis praefectum astu subtraxit. Exarserat in eum iracundia exercitus tamquam crimen ac mox insidias Fonteio Capitoni struxisset. Grata erat memoria Capitonis, et apud saevientis occidere palam, ignoscere non nisi fallendo licebat: ita in custodia habitus et post victoriam demum, stratis iam militum odiis, dimissus est. Interim ut piaculum obicitur centurio Crispinus. Sanguine Capitonis [se] cruentaverat eoque et postulantibus manifestior et punienti vilior fuit.

Traduzione all'italiano


Vitellio, dopo parole di elogio per l'azione pronta e decisa dei soldati, delega ai cavalieri romani le funzioni dell'amministrazione imperiale solitamente riservate ai liberti, si accolla personalmente l'onere, attingendo dal fisco, di pagare ai centurioni l'esenzione dal servizio, accontenta, in genere, la furia dei soldati reclamanti una punizione per alcuni di quelli, frustrandone, solo in qualche caso, le pretese con simulati arresti. Il procuratore della Gallia Belgica, Pompeo Propinquo, viene subito giustiziato; Vitellio riuscì invece a salvare il comandante della flotta operante in Germania, Giulio Burdone, giocando d'astuzia. Era esplosa contro di lui la collera dell'esercito: lo sospettavano d'aver prima montato un'accusa e poi teso un agguato contro Fonteio Capitone. I soldati conservavano un ricordo vivo e riconoscente di Capitone; e se per quella massa eccitata non costituiva un problema uccidere alla luce del sole, occorreva ingannarli per usare clemenza: perciò tenne in carcere Burdone e lo liberò solo dopo la vittoria, quando s'era afflosciato l'odio dei soldati. Nel frattempo venne dato loro in pasto, come vittima sacrificale, il centurione Crispino. Era lui ad essersi sporcato le mani del sangue di Capitone: un responsabile più concreto per chi chiedeva vendetta e meno significativo per chi lo puniva.