Traduzione di Paragrafo 56, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Spectator flagitii Hordeonius Flaccus consularis legatus aderat, non compescere ruentis, non retinere dubios, non cohortari bonos ausus, sed segnis pavidus et socordia innocens. Quattuor centuriones duetvicensimae legionis, Nonius Receptus, Donatius Valens, Romilius Marcellus, Calpurnius Repentinus, cum protegerent Galbae imagines, impetu militum abrepti vinctique. Nec cuiquam ultra fides aut memoria prioris sacramenti, sed quod in seditionibus accidit, unde plures erant omnes fuere. Nocte quae kalendas Ianuarias secuta est in coloniam Agrippinensem aquilifer quartae legionis epulanti Vitellio nuntiat quartam et duetvicensimam legiones proiectis Galbae imaginibus in senatus ac populi Romani verba iurasse. Id sacramentum inane visum: occupari nutantem fortunam et offerri principem placuit. Missi a Vitellio ad legiones legatosque qui descivisse a Galba superiorem exercitum nuntiarent: proinde aut bellandum adversus desciscentis aut, si concordia et pax placeat, faciendum imperatorem: et minore discrimine sumi principem quam quaeri.

Traduzione all'italiano


Assisteva a questo sconcio il legato consolare Ordeonio Flacco e non osava frenare quella massa agitata, né trattenere gli indecisi, né dar coraggio ai buoni, inerte, spaurito, per pura incapacità innocuo. Quattro centurioni della Ventiduesima legione, Nonio Recepto, Donazio Valente, Romilio Marcello, Calpurnio Repentino, nel tentativo di difendere le immagini di Galba, vennero trascinati via dalla furia dei soldati e messi in catene. Da quel momento su nessuno ebbe più presa il rispetto e il ricordo del giuramento pronunciato in precedenza ma, come accade nelle rivolte, si ritrovarono tutti dalla parte della maggioranza. Nella notte seguita al primo di gennaio Vitellio cenava a Colonia Agrippinese: l'alfiere della Quarta legione gli annuncia che la Quarta e la Ventiduesima legione, abbattute le effigi di Galba, avevano giurato nel nome del senato e del popolo romano. Tale giuramento gli parve privo di senso: da qui la sua decisione di dare una direzione all'incerto corso della fortuna e porre sulla scena un nuovo principe. Vitellio spedì suoi emissari alle legioni e ai loro comandanti, per informarli che l'esercito della Germania superiore si era ribellato a Galba, con l'inevitabile conseguenza della guerra contro i ribelli oppure, preferendo la concordia e la pace, dell'acclamazione di un nuovo imperatore: minore il rischio a prenderne uno già pronto che a cercarlo.