Traduzione di Paragrafo 52, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Sub ipsas superioris anni kalendas Decembris Aulus Vitellius inferiorem Germaniam ingressus hiberna legionum cum cura adierat: redditi plerisque ordines, remissa ignominia, adlevatae notae; plura ambitione, quaedam iudicio, in quibus sordis et avaritiam Fontei Capitonis adimendis adsignandisve militiae ordinibus integre mutaverat. Nec consularis legati mensura sed in maius omnia accipiebantur. Et [ut] Vitellius apud severos humilis, ita comitatem bonitatemque faventes vocabant, quod sine modo, sine iudicio donaret sua, largiretur aliena; simul aviditate imperitandi ipsa vitia pro virtutibus interpretabantur. Multi in utroque exercitu sicut modesti quietique ita mali et strenui. Sed profusa cupidine et insigni temeritate legati legionum Alienus Caecina et Fabius Valens; e quibus Valens infensus Galbae, tamquam detectam a se Verginii cunctationem, oppressa Capitonis consilia ingrate tulisset, instigare Vitellium, ardorem militum ostentans: ipsum celebri ubique fama, nullam in Flacco Hordeonio moram; adfore Britanniam, secutura Germanorum auxilia: male fidas provincias, precarium seni imperium et brevi transiturum: panderet modo sinum et venienti Fortunae occurreret. Merito dubitasse Verginium equestri familia, ignoto patre, imparem si recepisset imperium, tutum si recusasset: Vitellio tris patris consulatus, censuram, collegium Caesaris et imponere iam pridem imperatoris dignationem et auferre privati securitatem. Quatiebatur his segne ingenium ut concupisceret magis quam ut speraret.

Traduzione all'italiano


Proprio nei primi giorni di dicembre dell'anno precedente Aulo Vitellio aveva fatto il suo ingresso nella Germania inferiore, ispezionando con scrupolo il campo invernale delle legioni. Ne seguì la reintegrazione di molti nel loro grado, il condono di pene infamanti e una diminuzione delle punizioni: in molti casi cercava popolarità, ma qualche volta erano provvedimenti equilibrati, intesi a correggere la gretta venalità dimostrata da Fonteio Capitone nel togliere e conferire i gradi militari. Si trattava di normali competenze di un legato consolare, ma adesso erano accolte con particolare risonanza. Alle persone di mentalità severa l'atteggiamento di Vitellio pareva privo di dignità, ma chi stava dalla sua parte chiamava cortesia e bontà quel donare del suo ed elargire l'altrui senza misura né discriminazione. Si scambiavano per virtù i vizi originati dalla sua sete di potere. Ciascuno dei due eserciti di Germania contava soldati disciplinati e tranquilli e altri turbolenti e irrequieti; ma nessuno, per sfrenata ambizione e temerità estrema, pareggiava i comandanti di legione Alieno Cecina e Fabio Valente. Dei due, Valente, rancoroso verso Galba, perché non gli aveva mostrato riconoscenza per avergli rivelato i tentennamenti di Virginio e stroncato il complotto di Capitone, aizzava Vitellio, indicandogli l'impaziente disponibilità dei soldati: gli diceva che la persona di Vitellio era conosciuta ovunque, che non c'erano da temere irresolutezze da parte di Ordeonio Flacco; che si poteva contare sulla presenza della Britannia e sull'appoggio degli ausiliari di Germania, che la fedeltà delle province al vecchio Galba era instabile e precario e di breve durata il suo potere; Vitellio doveva solo farsi incontro, senza resistenze, alla fortuna ch'era sulla sua strada. Appariva comprensibile l'esitazione di Virginio che, di semplice famiglia equestre e di padre non famoso, non sarebbe stato all'altezza della situazione se avesse accettato il potere, mentre era al sicuro in caso di rifiuto; per Vitellio invece il prestigio di un padre tre volte console, censore, collega di Cesare, s'imponeva, e non da oggi, la dignità imperiale ed essa gli rendeva impossibile la sicurezza di un semplice privato. Tali argomenti scuotevano il suo carattere senza energia, capace tuttavia di desideri superiori alle speranze.