Traduzione di Paragrafo 5, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Miles urbanus longo Caesarum sacramento imbutus et ad destituendum Neronem arte magis et impulsu quam suo ingenio traductus, postquam neque dari donativum sub nomine Galbae promissum neque magnis meritis ac praemiis eundem in pace quem in bello locum praeventamque gratiam intellegit apud principem a legionibus factum, pronus ad novas res scelere insuper Nymphidii Sabini praefecti imperium sibi molientis agitatur. Et Nymphidius quidem in ipso conatu oppressus, set quamvis capite defectionis ablato manebat plerisque militum conscientia, nec deerant sermones senium atque avaritiam Galbae increpantium. Laudata olim et militari fama celebrata severitas eius angebat aspernantis veterem disciplinam atque ita quattuordecim annis a Nerone adsuefactos ut haud minus vitia principum amarent quam olim virtutes verebantur. Accessit Galbae vox pro re publica honesta, ipsi anceps, legi a se militem, non emi; nec enim ad hanc formam cetera erant.

Traduzione all'italiano


I reparti di stanza a Roma, tradizionalmente devoti al giuramento di fedeltà ai Cesari, e che a destituire Nerone s'eran lasciati indurre da intrighi e sollecitazioni esterne più che da ragioni proprie, come si videro negato il donativo promesso in nome di Galba e capirono che la pace non garantiva loro, quanto la guerra, occasione di decisive benemerenze e conseguenti premi e che nel favore del principe erano stati scavalcati dalle legioni che l'avevano portato, si mettono di nuovo in fermento, provocati anche dal delittuoso progetto del prefetto Ninfidio Sabino, che mirava al potere. Nel corso del suo tentativo Ninfidio cadde, ma se anche la rivolta venne decapitata, restava in molti soldati, nei più, la consapevolezza del gesto e non mancavano sfavorevoli commenti sulla vecchiaia e l'avarizia di Galba. La sua severità, altre volte lodata e vantata dagli stessi soldati nei loro discorsi, adesso opprimeva chi rifiutava l'antica disciplina, anche per l'abitudine, contratta nei quattordici anni di Nerone, ad amare i vizi del principe quanto in passato a rispettarne le virtù. Finì per contare anche una frase di Galba: "I soldati li arruolo, non li compero", dettata da un lodevole senso dello stato, ma pericolosa per lui: ormai la realtà politica ad altri criteri si ispirava.