Traduzione di Paragrafo 48, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Piso unum et tricensimum aetatis annum explebat, fama meliore quam fortuna. Fratres eius Magnum Claudius, Crassum Nero interfecerant: ipse diu exul, quadriduo Caesar, properata adoptione ad hoc tantum maiori fratri praelatus est ut prior occideretur. Titus Vinius quinquaginta septem annos variis moribus egit. Pater illi praetoria familia, maternus avus e proscriptis. Prima militia infamis: legatum Calvisium Sabinum habuerat, cuius uxor mala cupidine visendi situm castrorum, per noctem militari habitu ingressa, cum vigilias et cetera militiae munia eadem lascivia temptasset, in ipsis principiis stuprum ausa, et criminis huius reus Titus Vinius arguebatur. Igitur iussu G. Caesaris oneratus catenis, mox mutatione temporum dimissus, cursu honorum inoffenso legioni post praeturam praepositus probatusque servili deinceps probro respersus est tamquam scyphum aureum in convivio Claudii furatus, et Claudius postera die soli omnium Vinio fictilibus ministrari iussit. Sed Vinius proconsulatu Galliam Narbonensem severe integreque rexit; mox Galbae amicitia in abruptum tractus, audax, callidus, promptus et, prout animum intendisset, pravus aut industrius, eadem vi. Testamentum Titi Vinii magnitudine opum inritum, Pisonis supremam voluntatem paupertas firmavit.

Traduzione all'italiano


Pisone compiva i trentun anni, accompagnato da una fama migliore del suo destino. Dei suoi fratelli, Magno era stato fatto uccidere da Claudio, Crasso da Nerone; quanto a lui, reduce da un lungo esilio e Cesare per quattro giorni, era stato preferito da una precipitosa adozione al fratello maggiore, col solo risultato di essere ucciso prima di lui. Tito Vinio, nei suoi cinquantasette anni di vita, ebbe comportamenti contraddittori. Il padre discendeva da famiglia che vantava dei pretori, il nonno materno era stato fra i proscritti. La sua prima esperienza militare s'era risolta nel disonore: comandava allora la legione Calvisio Sabino, la cui moglie, per morboso desiderio di vedere l'interno di un campo militare, vi penetrò una notte travestita da soldato, puntando prima sulle sue doti di seduzione per superare i corpi di guardia e gli altri controlli, fino a prostituirsi proprio nel quartier generale. Responsabile di questa grave colpa veniva indicato proprio Tito Vinio. Buttato in catene per ordine di Caligola, venne poi rilasciato col mutare dei tempi e riuscì a percorrere senza ostacoli la carriera politica. Dopo la pretura ebbe il comando di una legione, facendosi apprezzare, ma ancora una volta subì l'affronto di un trattamento riservato agli schiavi: si addossò il sospetto di aver rubato una tazza d'oro alla tavola di Claudio, e Claudio il giorno dopo diede l'ordine che Vinio, unico fra i commensali, fosse servito in stoviglie di terracotta. Comunque sia, divenuto proconsole, governò la Gallia Narbonense con rigorosa integrità. Lo trasse poi al baratro l'amicizia di Galba: audace, scaltro, deciso e, secondo il capriccio, ma con la stessa energia, portato al male o attivo e intraprendente. Il testamento di Tito Vinio, causa le sue numerose ricchezze, venne annullato; la povertà consentì invece il rispetto delle ultime volontà di Pisone.