Traduzione di Paragrafo 45, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Alium crederes senatum, alium populum: ruere cuncti in castra, anteire proximos, certare cum praecurrentibus, increpare Galbam, laudare militum iudicium, exosculari Othonis manum; quantoque magis falsa erant quae fiebant, tanto plura facere. Nec aspernabatur singulos Otho, avidum et minacem militum animum voce vultuque temperans. Marium Celsum, consulem designatum et Galbae usque in extremas res amicum fidumque, ad supplicium expostulabant, industriae eius innocentiaeque quasi malis artibus infensi. Caedis et praedarum initium et optimo cuique perniciem quaeri apparebat, sed Othoni nondum auctoritas inerat ad prohibendum scelus: iubere iam poterat. Ita simulatione irae vinciri iussum et maiores poenas daturum adfirmans praesenti exitio subtraxit.

Traduzione all'italiano


C'era da pensare che il senato fosse diventato un altro, un altro il popolo. Si precipitavano in massa al campo pretorio, sorpassando i vicini, in gara con chi correva avanti, vociando attacchi contro Galba e soddisfazione per la scelta dei soldati, e baciavano le mani di Otone. Più queste dimostrazioni erano false, più si sbracciavano a darle. Otone non respingeva nessuno e intanto cercava di frenare con parole e con l'espressione del volto le voglie impazienti e minacciose dei soldati. Questi esigevano la morte di Mario Celso, console designato e amico fedele di Galba fino all'ultimo, per odio alla sua efficienza e integrità, qualità criminose ai loro occhi. L'obiettivo era chiaro: non cercavano che un pretesto per cominciare il massacro, il saccheggio, l'eliminazione di tutti i cittadini onesti. Otone non aveva ancora il prestigio per impedire tale nefandezza, ma solo per ordinarla. Così, fingendosi invaso dall'ira, ne ordinò l'arresto e, col pretesto di riservare Celso a una pena più grave, lo sottrasse alla morte che ormai gli era addosso.