Traduzione di Paragrafo 43, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Insignem illa die virum Sempronium Densum aetas nostra vidit. Centurio is praetoriae cohortis, a Galba custodiae Pisonis additus, stricto pugione occurrens armatis et scelus exprobrans ac modo manu modo voce vertendo in se percussores quamquam vulnerato Pisoni effugium dedit. Piso in aedem Vestae pervasit, exceptusque misericordia publici servi et contubernio eius abditus non religione nec caerimoniis sed latebra inminens exitium differebat, cum advenere missu Othonis nominatim in caedem eius ardentis Sulpicius Florus e Britannicis cohortibus, nuper a Galba civitate donatus, et Statius Murcus speculator, a quibus protractus Piso in foribus templi trucidatur.

Traduzione all'italiano


La nostra epoca vide distinguersi quel giorno un uomo, Sempronio Druso. Centurione della coorte pretoria e assegnato a scorta di Pisone da Galba, affrontò, stringendo il pugnale, i soldati in armi. Rinfacciando loro il crimine commesso, attira su di sé gli assassini, col gesto e le parole e, nonostante le ferite, dà a Pisone il tempo di fuggire. Quest'ultimo riparò nel tempio di Vesta e, accolto dallo schiavo pubblico, che lo nascose nel proprio alloggio, poté, non grazie alla santità di quel luogo di culto, ma per merito del nascondiglio, differire la morte imminente; ma poi per ordine di Otone, che smaniava di sapere morto lui particolarmente, si presentarono Sulpicio Floro, un soldato delle coorti britanniche, cui da poco Galba aveva concesso la cittadinanza, e la guardia del corpo Stazio Murco. Trascinato fuori da costoro, Pisone fu ucciso sulla soglia del tempio.