Traduzione di Paragrafo 39, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Iam exterritus Piso fremitu crebrescentis seditionis et vocibus in urbem usque resonantibus, egressum interim Galbam et foro adpropinquantem adsecutus erat; iam Marius Celsus haud laeta rettulerat, cum alii in Palatium redire, alii Capitolium petere, plerique rostra occupanda censerent, plures tantum sententiis aliorum contra dicerent, utque evenit in consiliis infelicibus, optima viderentur quorum tempus effugerat. Agitasse Laco ignaro Galba de occidendo Tito Vinio dicitur, sive ut poena eius animos militum mulceret, seu conscium Othonis credebat, ad postremum vel odio. Haesitationem attulit tempus ac locus, quia initio caedis orto difficilis modus; et turbavere consilium trepidi nuntii ac proximorum diffugia, languentibus omnium studiis qui primo alacres fidem atque animum ostentaverant.

Traduzione all'italiano


Intanto Pisone, sconcertato dal fremere della rivolta crescente e dalle grida echeggianti fin dentro Roma, era tornato a raggiungere Galba, uscito nel frattempo e diretto al foro; intanto Mario Celso aveva portato notizie non liete. Chi proponeva di tornare nel Palazzo, chi di raggiungere il Campidoglio, molti ancora di occupare i rostri; i più si limitavano a contraddire il parere degli altri e, come succede in situazioni di emergenza, la scelta migliore sembrava quella divenuta intanto impraticabile. C'è chi sostiene che Lacone, all'insaputa di Galba, abbia accarezzato l'idea di uccidere Tito Vinio, o per calmare i soldati, sacrificando costui, o perché lo ritenesse complice di Otone, o infine per appagare il suo odio. Ma lo lasciarono in dubbio il momento e il luogo: una volta cominciato il massacro, è difficile fermarlo. E poi lo distrassero da questa idea le notizie allarmanti e il dileguarsi degli amici intimi; e intanto si sgonfiava la fervida adesione di quelli che, sul principio, si erano sbracciati a esibire fedeltà e coraggio.