Traduzione di Paragrafo 36, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Haud dubiae iam in castris omnium mentes tantusque ardor ut non contenti agmine et corporibus in suggestu, in quo paulo ante aurea Galbae statua fuerat, medium inter signa Othonem vexillis circumdarent. Nec tribunis aut centurionibus adeundi locus: gregarius miles caveri insuper praepositos iubebat. Strepere cuncta clamoribus et tumultu et exhortatione mutua, non tamquam in populo ac plebe, variis segni adulatione vocibus, sed ut quemque adfluentium militum aspexerant, prensare manibus, complecti armis, conlocare iuxta, praeire sacramentum, modo imperatorem militibus, modo milites imperatori commendare, nec deerat Otho protendens manus adorare vulgum, iacere oscula et omnia serviliter pro dominatione. Postquam universa classicorum legio sacramentum eius accepit, fidens viribus, et quos adhuc singulos extimulaverat, accendendos in commune ratus pro vallo castorum ita coepit.

Traduzione all'italiano


Nella caserma intanto non c'era più alcuna esitazione, e tanto era l'entusiasmo che, non paghi di far ressa attorno a lui e portarlo sulle spalle, issarono Otone in mezzo alle insegne e ai loro vessilli, sulla tribuna, dove stava, fino a poco tempo prima, la statua dorata di Galba. Tribuni e centurioni non avevano modo di avvicinarlo; guardarsi dagli ufficiali era l'ordine dei soldati. Ovunque un risuonare di grida, di strepiti, di incitamenti reciproci; non, come succede col popolo e la plebaglia, un disordinato vociare per vuota adulazione, ma, se vedevano un compagno unirsi al loro gruppo, sempre gli prendevano le mani, lo abbracciavano, gli facevano posto vicino alla tribuna, gli suggerivano la formula del giuramento, raccomandavano ora l'imperatore ai soldati, ora i soldati all'imperatore. E Otone, a braccia tese, non mancava di prosternarsi davanti alla folla, di gettare baci, pronto a qualsiasi atto servile, per essere lui il padrone. Dopo che l'intera legione di marina accettò di prestargli giuramento, Otone, sicuro delle proprie forze e convinto ch'era il momento d'infiammare tutti assieme quanti fino ad allora aveva singolarmente sobillato, dall'alto della difesa esterna della caserma cominciò a parlare in questo modo:

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