Traduzione di Paragrafo 35, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Tum vero non populus tantum et imperita plebs in plausus et immodica studia sed equitum plerique ac senatorum, posito metu incauti, refractis Palatii foribus ruere intus ac se Galbae ostentare, praereptam sibi ultionem querentes, ignavissimus quisque et, ut res docuit, in periculo non ausurus, nimii verbis, linguae feroces; nemo scire et omnes adfirmare, donec inopia veri et consensu errantium victus sumpto thorace Galba inruenti turbae neque aetate neque corpore [re]sistens sella levaretur. Obvius in Palatio Iulius Atticus speculator, cruentum gladium ostentans, occisum a se Othonem exclamavit; et Galba "commilito", inquit, "quis iussit?" insigni animo ad coercendam militarem licentiam, minantibus intrepidus, adversus blandientis incorruptus.

Traduzione all'italiano


Ci furono allora applausi e manifestazioni di entusiasmo da parte del popolo e della cieca plebaglia; e non solo: forzate le porte, moltissimi cavalieri e senatori, divenuti, al cessare della paura, temerari, si precipitano al Palazzo e si presentano a Galba. Eccoli lagnarsi ch'era stata loro sottratta la vendetta, ed ecco, come l'esperienza insegna, i più vili e codardi nel momento del pericolo farsi tracotanti a parole e, con la lingua, assolutamente decisi. Nessuno sapeva, tutti proclamavano. Alla fine, senza dati di fatto e vinto dalla generale illusione, Galba indossa la corazza e, incapace di resistere alla pressione della folla, per il peso e il segno degli anni, viene levato su una portantina. All'interno del Palazzo gli corse incontro la guardia del corpo Giulio Attico che, mostrando la spada insanguinata, esclamò d'aver ucciso Otone. "Chi ti ha dato l'ordine, soldato" fu la risposta di Galba, energico coi cedimenti della disciplina militare, intrepido davanti alle minacce, incrollabile di fronte alle lusinghe.