Traduzione di Paragrafo 31, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Dilapsis speculatoribus cetera cohors non aspernata contionantem, ut turbidis rebus evenit, forte magis et nullo adhuc consilio rapit signa [quam], quod postea creditum est, insidiis et simulatione. Missus et Celsus Marius ad electos Illyrici exercitus, Vipsania in porticu tendentis; praeceptum Amullio Sereno et Domitio Sabino primipilaribus, ut Germanicos milites e Libertatis atrio accerserent. Legioni classicae diffidebatur, infestae ob caedem commilitonum, quos primo statim introitu trucidaverat Galba. Pergunt etiam in castra praetorianorum tribuni Cetrius Severus, Subrius Dexter, Pompeius Longinus, si incipiens adhuc et necdum adulta seditio melioribus consiliis flecteretur. Tribunorum Subrium et Cetrium adorti milites minis, Longinum manibus coercent exarmantque, quia non ordine militiae, sed e Galbae amicis, fidus principi suo et desciscentibus suspectior erat. Legio classica nihil cunctata praetorianis adiungitur; Illyrici exercitus electi Celsum infestis pilis proturbant. Germanica vexilla diu nutavere, invalidis adhuc corporibus et placatis animis, quod eos a Nerone Alexandriam praemissos atque inde rursus longa navigatione aegros impensiore cura Galba refovebat.

Traduzione all'italiano


Quel che restava della coorte (alcune guardie del corpo già prima si erano dileguate) ascolta l'arringa di Pisone senza disapprovarlo e, tipico delle situazioni confuse, leva in alto le insegne per impulso istintivo e senza piano prestabilito piuttosto che per mascherare il tradimento, come poi si interpretò. Subito dopo viene inviato Celsio Mario ai distaccamenti illirici accantonati nel portico di Vipsanio Agrippa; gli ex centurioni primipili Amullio Sereno e Domizio Sabino ricevono l'ordine di richiamare dall'atrio della Libertà i reparti dell'armata germanica. Non davano invece affidamento gli uomini della legione di marina, ostili per il massacro dei loro commilitoni voluto da Galba all'atto del suo ingresso in Roma. Intanto si portano alla caserma dei pretoriani i tribuni Cetrio Severo, Subrio Destro, Pompeo Longino, nella speranza di piegare a migliori consigli la rivolta, appena agli inizi e non ancora consolidata. Di questi tribuni, Subrio e Cetrio sono fatti oggetto di minacce da parte dei soldati; Longino invece subisce maltrattamenti e viene disarmato, perché, non per il grado ricoperto, ma per la sua appartenenza alla cerchia degli amici di Galba, era a lui fedele e quindi più sospetto ai rivoltosi. La legione di marina non esita a unirsi ai pretoriani. Celso si vede puntare contro le armi dai distaccamenti illirici e deve fuggire. Si protrasse invece l'incertezza dei reparti di Germania, indeboliti nel fisico ma tranquilli nell'animo, perché, inviati da Nerone ad Alessandria e tornati malconci per i dissesti della traversata, avevano ricevuto da Galba cure particolari.