Traduzione di Paragrafo 17, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Pisonem ferunt statim intuentibus et mox coniectis in eum omnium oculis nullum turbati aut exultantis animi motum prodidisse. Sermo erga patrem imperatoremque reverens, de se moderatus; nihil in vultu habituque mutatum, quasi imperare posset magis quam vellet. Consultatum inde, pro rostris an in senatu an in castris adoptio nuncuparetur. Iri in castra placuit: honorificum id militibus fore, quorum favorem ut largitione et ambitu male adquiri, ita per bonas artis haud spernendum. Circumsteterat interim Palatium publica expectatio, magni secreti impatiens; et male coercitam famam supprimentes augebant.

Traduzione all'italiano


Pisone, raccontano, di fronte a chi in quel momento su di lui appuntava lo sguardo né poi sotto il bersaglio degli occhi della gente, non lasciò trapelare nessun segno di turbamento o di esultanza. In risposta, spese parole piene di rispetto verso suo padre e il suo imperatore e parole intonate a modestia nei riguardi della propria persona; non si verificarono cambiamenti nella sua espressione e nel suo atteggiamento: sembrava più capace che desideroso di avere il potere. In seguito ci furono consultazioni per decidere il luogo in cui annunciare l'adozione: se dalla tribuna davanti al popolo o in senato o nella caserma dei pretoriani. Si decise per la caserma: si valutava il gesto come tributo d'onore per i soldati, il cui favore, se male acquistato con elargizioni e intrighi, non va disprezzato quando lo si ottenga con mezzi onorevoli. Una folla in attesa aveva intanto circondato il palazzo, impaziente di questo grande segreto: ingigantiva le voci il maldestro tentativo di soffocarle.