Traduzione di Paragrafo 13, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Potentia principatus divisa in Titum Vinium consulem Cornelium Laconem praetorii praefectum; nec minor gratia Icelo Galbae liberto, quem anulis donatum equestri nomine Marcianum vocitabant. Hi discordes et rebus minoribus sibi quisque tendentes, circa consilium eligendi successoris in duas factiones scindebantur. Vinius pro M. Othone, Laco atque Icelus consensu non tam unum aliquem fovebant quam alium. Neque erat Galbae ignota Othonis ac Titi Vinii amicitia; et rumoribus nihil silentio transmittentium, quia Vinio vidua filia, caelebs Otho, gener ac socer destinabantur. Credo et rei publicae curam subisse, frustra a Nerone translatae si apud Othonem relinqueretur. Namque Otho pueritiam incuriose, adulescentiam petulanter egerat, gratus Neroni aemulatione luxus. Eoque Poppaeam Sabinam, principale scortum, ut apud conscium libidinum deposuerat, donec Octaviam uxorem amoliretur. Mox suspectum in eadem Poppaea in provinciam Lusitaniam specie legationis seposuit. Otho comiter administrata provincia primus in partis transgressus nec segnis et, donec bellum fuit, inter praesentis splendidissimus, spem adoptionis statim conceptam acrius in dies rapiebat, faventibus plerisque militum, prona in eum aula Neronis ut similem.

Traduzione all'italiano


Il potere effettivo se lo dividevano il console Tito Vinio e il prefetto del pretorio Cornelio Lacone; ma non era da meno l'influenza di Icelo, liberto di Galba, il quale, da che aveva ottenuto l'anello, veniva normalmente chiamato, con nome da cavaliere, Marciano. Mancava fra loro un minimo di intesa e, preoccupati del proprio tornaconto anche in faccende di poca portata, si erano divisi in due fazioni per la scelta del successore. Vinio era per Marco Otone, mentre Lacone e Icelo, pur non puntando su un candidato proprio, convergevano nell'escludere l'altro. L'amicizia tra Otone e Tito Vinio non era ignota a Galba, senza contare la morbosa curiosità delle chiacchiere che, per avere Vinio una figlia vedova ed essere Otone scapolo, già li facevano genero e suocero. Credo che si fosse fatta strada in Galba la difesa degli interessi dello stato: perché sarebbe stato assolutamente inutile togliere il potere a Nerone per lasciarlo a un Otone, indolente fino all'adolescenza e turbolento in gioventù, caro a Nerone perché suo emulo in dissolutezze. Proprio per questa complicità nel vizio, Nerone aveva sistemato in casa di quello la propria favorita Poppea Sabina, in attesa di disfarsi della moglie Ottavia. Ma poi, sospettandolo amante della stessa Poppea, col pretesto di affidargli il governo della Lusitania, ve l'aveva relegato. Otone resse quella provincia con senso d'umanità, fu il primo a schierarsi dalla parte di Galba con tempestività e riuscì ad affermarsi, lungo tutto il corso della guerra, come il più brillante fra gli stretti collaboratori del principe, incrementando, al profilarsi della prospettiva dell'adozione, giorno dopo giorno, il suo zelo, sostenuto dall'appoggio della maggior parte dei soldati e dalle simpatie della corte di Nerone, che vedeva in lui il ritratto dell'altro.