Traduzione di Paragrafo 10, Libro 1 di Tacito

Versione originale in latino


Oriens adhuc immotus. Syriam et quattuor legiones obtinebat Licinius Mucianus, vir secundis adversisque iuxta famosus. Insignis amicitias iuvenis ambitiose coluerat; mox attritis opibus, lubrico statu, suspecta etiam Claudii iracundia, in secretum Asiae sepositus tam prope ab exule fuit quam postea a principe. Luxuria industria, comitate adrogantia, malis bonisque artibus mixtus: nimiae voluptates, cum vacaret; quotiens expedierat, magnae virtutes: palam laudares, secreta male audiebant: sed apud subiectos, apud proximos, apud collegas variis inlecebris potens, et cui expeditius fuerit tradere imperium quam obtinere. Bellum Iudaicum Flavius Vespasianus (ducem eum Nero delegerat) tribus legionibus administrabat. Nec Vespasiano adversus Galbam votum aut animus: quippe Titum filium ad venerationem cultumque eius miserat, ut suo loco memorabimus. Occulta fati et ostentis ac responsis destinatum Vespasiano liberisque eius imperium post fortunam credidimus.

Traduzione all'italiano


L'Oriente ancora non s'era mosso. Governava la Siria, al comando di quattro legioni, quel Licinio Muciano, che tanto aveva fatto parlare di sé per gli alti e i bassi della sua vita. Giovane, aveva, per ambizione, coltivato amicizie d'alto rango; poi, dilapidato il patrimonio, in una situazione insostenibile, circondato anche dal sospetto che Claudio covasse per lui del risentimento, e messo da parte in una remota località dell'Asia, ebbe a sfiorare l'esilio come più tardi il principato. Un misto di dissipazione e intraprendenza, di garbo e arroganza, di qualità distruttive e costruttive; intemperante nei piaceri durante le fasi di inattività, le sue doti si esaltavano sempre nell'azione; rispettabile il comportamento esterno, non rassicuranti le voci sul suo mondo privato; ricca di fascino l'influenza esercitata su sottoposti, intimi amici, colleghi; insomma tagliato più per far giungere altri al potere che per assicurarlo a se stesso. Responsabile delle operazioni della guerra di Giudea era, per scelta di Nerone, Flavio Vespasiano, al comando di tre legioni. Questi non nutriva né speranze segrete né animosità nei confronti di Galba, anzi gli aveva mandato, come a suo tempo diremo, il figlio Tito come segno di ossequio. Solo dopo la sua ascesa al potere abbiamo creduto al segreto volere del fato che, con prodigi e oracoli, destinava lui e i suoi figli all'impero.