Tacito - Germania - 11 - Traduzione 2

Versione originale in latino


De minoribus rebus principes consultant, de maioribus omnes, ita tamen ut ea quoque, quorum penes plebem arbitrium est, apud principes pertractentur. (2) Coeunt, nisi quid fortuitum et subitum incidit, certis diebus, cum aut incohatur luna aut impletur: nam agendis rebus hoc auspicatissimum initium credunt. Nec dierum numerum, ut nos, sed noctium computant; sic constituunt, sic condicunt: nox ducere diem videtur. (3) Illud ex libertate vitium, quod non simul nec ut iussi conveniunt, sed et alter et tertius dies cunctatione coeuntium absumitur. Ut turbae placuit, considunt armati. (4) Silentium per sacerdotes, quibus tum et coercendi ius est, imperatur. (5) Mox rex vel princeps, prout aetas cuique, prout nobilitas, prout decus bellorum, prout facundia est, audiuntur auctoritate suadendi magis quam iubendi potestate. (6) Si displicuit sententia, fremitu aspernantur; sin placuit, frameas concutiunt: honoratissimum adsensus genus est armis laudare.

Traduzione all'italiano


Intorno ai problemi di minore importanza decidono i capi; le deliberazioni più gravi sono, invece, prese da tutti, sempre, tuttavia, in modo che anche le questioni più importanti, intorno alle quali deve decidere la collettività, siano discusse dinanzi ai capi. Le loro adunanze, eccetto il caso in cui si tratti di qualche cosa di fortuito e di improvviso, si svolgono in giorni fissi, durante il novilunio o il plenilunio: essi considerano, infatti, questo, il momento più favorevole per prendere delle iniziative. I Germani, diversamente da noi che calcoliamo i giorni, calcolano il numero delle notti; con questo criterio fissano il tempo, come pure le citazioni in giudizio, poiché sembra a loro che la notte guidi il giorno. Il fatto di essere liberi crea ad essi lo svantaggio di non radunarsi mai tutti insieme, come dietro un comando, ma perdono due o tre giorni per aspettare quelli che indugiano a riunirsi. Quando fa comodo alla folla disordinata dei convenuti, si siedono tenendo con sé le armi. I sacerdoti, ai quali in quel momento spetta anche il diritto di punire, impongono il silenzio. Si stanno, poi, ad ascoltare i discorsi del re, o del capo, ciascuno secondo l'età, o la nobiltà di stirpe, o il valor militare, o l'eloquenza, più per l'efficacia dei loro argomenti persuasivi che per il fatto di avere un'autorità di comando. Se l'idea non risulta gradita, viene accolta da mormorii di disapprovazione; se piace, agitano le lance: l'atto di consenso più ambito è, infatti, lodare con le armi.

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