Traduzione di Paragrafo 48, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur Domitius defensionem meditans, Marsus tamquam inediam destinavisset, produxere vitam: Arruntius, cunctationem et moras suadentibus amicis, non eadem omnibus decora respondit: sibi satis aetatis neque aliud paenitendum quam quod inter ludibria et pericula anxiam senectam toleravisset, diu Seiano, nunc Macroni, semper alicui potentium invisus, non culpa sed ut flagitiorum impatiens. Sane paucos ad suprema principis dies posse vitari: quem ad modum evasurum imminentis iuventam? An, cum Tiberius post tantam rerum experientiam vi dominationis convulsus et mutatus sit, G. Caesarem vix finita pueritia, ignarum omnium aut pessimis innutritum, meliora capessiturum Macrone duce, qui ut deterior ad opprimendum Seianum delectus plura per scelera rem publicam conflictavisset? Prospectare iam se acrius servitium eoque fugere simul acta et instantia. Haec vatis in modum dictitans venas resolvit. Documento sequentia erunt bene Arruntium morte usum. Albucilla inrito ictu ab semet vulnerata iussu senatus in carcerem fertur. Stuprorum eius ministri, Carsidius Sacerdos praetorius ut in insulam deportaretur, Pontius Fregellanus amitteret ordinem senatorium, et eaedem poenae in Laelium Balbum decernuntur, id quidem a laetantibus, quia Balbus truci eloquentia habebatur, promptus adversum insontis.

Traduzione all'italiano


Domizio, organizzando una propria difesa, Marso, lasciando credere di voler morire di fame, prolungarono la vita. Arrunzio, agli amici che cercavano di persuaderlo a prendere tempo e ad aspettare, rispose che non tutti avevano lo stesso concetto della dignità; aveva vissuto abbastanza, con l'unico rammarico di aver trascinato, tra dileggi e rischi di morte, una vecchiaia piena d'ansie, detestato per lunghi anni da Seiano, ora da Macrone e sempre da qualche potente, non per colpe commesse, ma perché incapace di sopportare le loro infamie. Poteva, certo, mettersi da parte, per pochi giorni, fino alla morte del principe, ma come sfuggire alla giovinezza del successore ormai prossimo? Se Tiberio, pur dopo tanta esperienza, s'era lasciato travolgere e trasformare dalla violenza del potere, come pensare che Gaio Cesare, da poco uscito dalla fanciullezza, inesperto di tutto e formatosi sugli esempi peggiori, potesse far meglio, sotto la guida di un Macrone, che, scelto per eliminare Seiano proprio perché peggiore, aveva poi messo a dura prova lo stato con numerose iniziative scellerate? Gli si prospettava una servitù più dura e, per questo, fuggiva insieme il passato e l'incombente futuro. Nel dire queste profetiche parole, si tagliò le vene. Ciò che seguì dice che Arrunzio aveva fatto bene a morire. Albucilla, feritasi con un colpo maldestro, per ordine del senato viene portata in carcere. Quanto ai mezzani dei suoi amori, si stabilisce la deportazione in un'isola per l'ex pretore Carsidio Sacerdote, la radiazione dall'ordine senatorio per Ponzio Fregellano, pena comminata anche a Lelio Balbo e, in questo caso, non senza piacere da parte dei senatori: Balbo passava per oratore inesorabile, sempre pronto contro gli innocenti.