Traduzione di Paragrafo 47, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Interim Romae futuris etiam post Tiberium caedibus semina iaciebantur. Laelius Balbus Acutiam, P. Vitellii quondam uxorem, maiestatis postulaverat; qua damnata cum praemium accusatori decerneretur, Iunius Otho tribunus plebei intercessit, unde illis odia, mox Othoni exitium. Dein multorum amoribus famosa Albucilla, cui matrimonium cum Satrio Secundo coniurationis indice fuerat, defertur impietatis in principem; conectebantur ut conscii et adulteri eius Cn. Domitius, Vibius Marsus, L. Arruntius. De claritudine Domitii supra memoravi; Marsus quoque vetustis honoribus et inlustris studiis erat. Sed testium interrogationi, tormentis servorum Macronem praesedisse commentarii ad senatum missi ferebant, nullaeque in eos imperatoris litterae suspicionem dabant, invalido ac fortasse ignaro ficta pleraque ob inimicitias Macronis notas in Arruntium.

Traduzione all'italiano


Frattanto a Roma si gettavano i semi di futuri eccidi, destinati a compiersi anche dopo Tiberio. Lelio Balbo aveva denunciato per lesa maestà Acuzia, già moglie di Publio Vitellio. Quando, dopo la condanna, si stava decidendo sul premio all'accusatore, il tribuno della plebe Giunio Otone oppose il suo veto: donde odio fra loro e, in seguito, la rovina di Otone. Successivamente anche Albucilla - famigerata per i suoi numerosi amanti, che in precedenza era stata moglie di Satrio Secondo, il denunziatore della congiura di Seiano - viene chiamata a rispondere di lesa maestà contro il principe. Furono coinvolti come complici e accusati di adulterio con lei Gneo Domizio, Vibio Marso e Lucio Arrunzio. Sulla prestigiosa figura di Domizio ho già speso qualche parola; anche Marso era famoso per gli antichi onori conferiti al suo casato e per i meriti culturali. Ma i verbali, trasmessi al senato, indicavano chiaramente che all'interrogatorio dei testi e alle torture degli schiavi aveva presieduto Macrone; e la mancanza di una lettera dell'imperatore contro gli accusati dava adito al sospetto che, approfittando della debolezza di Tiberio, probabilmente ignaro di tutto, si trattasse in gran parte di una montatura per la ben nota ostilità di Macrone contro Arrunzio.