Traduzione di Paragrafo 44, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Sensit vetus regnandi falsos in amore odia non fingere. Nec ultra moratus quam dum Scytharum auxilia conciret, pergit properus et praeveniens inimicorum astus, amicorum paenitentiam; neque exuerat paedorem ut vulgum miseratione adverteret. Non fraus, non preces, nihil omissum quo ambiguos inliceret, prompti firmarentur. Iamque multa manu propinqua Seleuciae adventabat, cum Tiridates simul fama atque ipso Artabano perculsus distrahi consiliis, iret contra an bellum cunctatione tractaret. Quibus proelium et festinati casus placebant, disiectos et longinquitate itineris fessos ne animo quidem satis ad obsesquium coaluisse disserunt, proditores nuper hostesque eius quem rursum foveant. Verum Abdagaeses regrediendum in Mesopotamiam censebat, ut amne obiecto, Armeniis interim Elymaeisque et ceteris a tergo excitis, aucti copiis socialibus et quas dux Romanus misisset fortunam temptarent. Ea sententia valuit, quia plurima auctoritas penes Abdagaesen et Tiridates ignavus ad pericula erat. Sed fugae specie discessum; ac principio a gente Arabum facto ceteri domos abeunt vel in castra Artabani, donec Tiridates cum paucis in Syriam revectus pudore proditionis omnis exolvit.

Traduzione all'italiano


Capì Artabano, nella sua lunga esperienza di re, che quelli, se pure erano falsi nell'amore, nutrivano un odio non finto. Si trattenne solo il tempo necessario per raccogliere rinforzi dagli Sciti e puntò, rapido, a prevenire le macchinazioni degli avversari e il ripensamento degli amici; e aveva voluto conservare l'aspetto incolto, per trascinare le masse con la pietà. A tutto ricorse, inganni e preghiere, per adescare gli incerti e dar sicurezza a chi lo sosteneva. Era ormai in prossimità di Seleucia con grandi forze, mentre Tiridate, sconvolto per l'arrivo concomitante della notizia e di Artabano stesso, non decideva se affrontarlo o se contare sul tempo, trascinando la guerra. Chi puntava allo scontro e a una soluzione rapida sosteneva che tra gli avversari, disuniti e stremati dal lungo viaggio, non si era radicata, neppure nel loro animo, la dedizione al capo e che erano traditori e fino a poco prima suoi nemici quanti adesso lo sostenevano. Abdagese, invece, proponeva una ritirata in Mesopotamia, per poi tentare la fortuna, facendosi scudo del fiume e dopo aver sollevato alle spalle dei nemici Armeni, Elimei e altri popoli, rafforzati dagli alleati e da eventuali contingenti inviati dal comandante romano. Prevalse questa linea, per l'influenza enorme esercitata da Abdagese e perché Tiridate era smarrito di fronte al pericolo. Ma la partenza assomigliava a una fuga e, a cominciare dagli Arabi, gli altri tornarono nelle proprie terre o alla volta del campo di Artabano, finché Tiridate ripiegò in Siria con pochi uomini, dove tutti liberò dall'onta del tradimento.