Traduzione di Paragrafo 43, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Ac si statim interiora ceterasque nationes petivisset, oppressa cunctantium dubitatio et omnes in unum cedebant: adsidendo castellum, in quod pecuniam et paelices Artabanus contulerat, dedit spatium exuendi pacta. Nam Phraates et Hiero et si qui alii delectum capiendo diademati diem haut concelebraverant, pars metu, quidam invidia in Abdagaesen qui tum aula et novo rege potiebatur ad Artabanum vertere; isque in Hyrcanis repertus est, inluvie obsitus et alimenta arcu expediens. Ac primo tamquam dolus pararetur territus, ubi data fides reddendae dominationi venisse, adlevatur animum et quae repentina mutatio exquirit. Tum Hiero pueritiam Tiridatis increpat, neque penes Arsaciden imperium sed inane nomen apud imbellem externa mollitia, vim in Abdagaesis domo.

Traduzione all'italiano


Se Tiridate si fosse subito recato nell'interno presso le altre popolazioni, vinta l'esitazione degli indecisi, tutti l'avrebbero accettato come unico sovrano. Invece l'aver cinto d'assedio la fortezza, in cui Artabano aveva raccolto tesori e concubine, diede agli altri il tempo di ripudiare gli accordi iniziali. Fraate e Ierone infatti, e quant'altri non avevano presenziato alla festa dell'incoronazione, si volsero ad Artabano, chi per paura e chi per gelosia di Abdagese, che allora spadroneggiava nella reggia e sul nuovo re. Artabano fu rintracciato tra gli Ircani, coperto di sporcizia e ridotto a campare di caccia col suo arco. Sopraffatto in un primo momento dalla paura, come se gli si tendesse un'insidia, quando lo convincono d'essere giunti per ridargli il potere, riprende coraggio e chiede il motivo di un così repentino capovolgimento. Ierone allora inveisce contro la giovane età di Tiridate: l'impero - sostiene - non è più nelle mani di un arsacide ma, per l'effeminatezza di uno straniero, s'è ridotto a un vuoto nome, mentre il vero potere si trova nella casa di Abdagese.