Traduzione di Paragrafo 4, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Ut vero Latinium Latiarem ingressus est, accusator ac reus iuxta invisi gratissimum spectaculum praebebantur. Latiaris, ut rettuli, praecipuus olim circumveniendi Titii Sabini et tunc luendae poenae primus fuit. Inter quae Haterius Agrippa consules anni prioris invasit, cur mutua accusatione intenta nunc silerent: metum prorsus et noxae conscientiam pro foedere haberi; at non patribus reticenda quae audivissent. Regulus manere tempus ultionis seque coram principe executurum; Trio aemulationem inter collegas et si qua discordes iecissent melius oblitterari respon dit. Urgente Agrippa Sanquinius Maximus e consularibus oravit senatum ne curas imperatoris conquisitis insuper acerbitatibus augerent: sufficere ipsum statuendis remediis. Sic Regulo salus et Trioni dilatio exitii quaesita. Haterius invisior fuit quia somno aut libidinosis vigiliis marcidus et ob segnitiam quamvis crudelem principem non metuens inlustribus viris perniciem inter ganeam ac stupra meditabatur.

Traduzione all'italiano


Quando passò ad attaccare Lucanio Laziare, accusato e accusatore, egualmente detestati, offrivano uno spettacolo davvero gradito. Laziare, come detto, era stato un tempo il principale responsabile della rovina costruita a Tizio Sabino, e, allora, fu il primo a pagare. Nel contesto di ciò, Aterio Agrippa attaccò i consoli dell'anno precedente, chiedendo perché, dopo quel reciproco scagliarsi di tante accuse, ora tacevano; certo si poteva pensare che la paura e la consapevolezza della loro colpa valessero a cementare un patto tra loro; ma il senato non doveva porre il silenzio su ciò che aveva udito. Rispose Regolo che la sua vendetta non era matura e che l'avrebbe compiuta alla presenza del principe; Trione invece disse ch'era meglio lasciar cadere la rivalità tra colleghi e le eventuali affermazioni dovute ai contrasti. Ma Agrippa incalzava, e il consolare Sanquinio Massimo invitò il senato a non accrescere le preoccupazioni dell'imperatore, cercando nuovi motivi di asprezza: ai rimedi sarebbe bastato Tiberio. Così Regolo ebbe assicurata la salvezza e per Trione fu rimandato il momento della rovina. Aterio ne uscì più odiato di prima, perché, smidollato dal sonno e da veglie di lussuria, e, proprio per la sua apatia, libero dalla paura delle crudeltà del principe, meditava, tra orge e turpitudini, la rovina di uomini illustri.