Traduzione di Paragrafo 37, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


At Vitellius profugo Artabano et flexis ad novum regem popularium animis, hortatus Tiridaten parata capessere, robur legionum sociorumque ripam ad Euphratis ducit. Sacrificantibus, cum hic more Romano suovetaurilia daret, ille equum placando amni adornasset, nuntiavere accolae Euphraten nulla imbrium vi sponte et immensum attolli, simul albentibus spumis in modum diadematis sinuare orbis, auspicium prosperi transgressus. Quidam callidius interpretabantur initia conatus secunda neque diuturna, quia eorum quae terra caelove portenderentur certior fides, fluminum instabilis natura simul ostenderet omina raperetque. Sed ponte navibus effecto tramissoque exercitu primus Ornospades multis equitum milibus in castra venit, exul quondam et Tiberio, cum Delmaticum bellum conficeret, haud inglorius auxiliator eoque civitate Romana donatus, mox repetita amicitia regis multo apud eum honore, praefectus campis qui Euphrate et Tigre inclutis amnibus circumflui Mesopotamiae nomen acceperunt. Neque multo post Sinnaces auget copias, et columen partium Abdagaeses gazam et paratus regios adicit. Vitellius ostentasse Romana arma satis ratus monet Tiridaten primoresque, hunc, Phraatis avi et altoris Caesaris quaeque utrubique pulchra meminerit, illos, obsequium in regem, reverentiam in nos, decus quisque suum et fidem retinerent. Exim cum legionibus in Syriam remeavit.

Traduzione all'italiano


Vitellio, approfittando, ora che Artabano era profugo, della disponibilità dimostrata dai sudditi Parti verso un nuovo re, esorta Tiridate ad attuare i suoi piani e conduce il nerbo delle legioni e degli alleati fino alla sponda dell'Eufrate. Mentre sacrificavano - Vitellio, secondo l'uso romano, aveva immolato un maiale, una pecora e un toro; Tiridate un cavallo come una offerta propiziatoria al fiume - gli indigeni annunziarono che l'Eufrate, senza rovesci di piogge, s'era spontaneamente ed enormemente ingrossato e che il bianco delle schiume disegnava cerchi in forma di diadema, presagio di una felice traversata. Altri, con più penetrante intuizione, coglievano i segni di un successo iniziale di quell'avventura, non durevole però, perché maggiore è la sicurezza offerta dai presagi che si colgono sulla terra e nel cielo, mentre la natura instabile dei fiumi cancella, nel momento in cui li fa trasparire, i segni augurali. Comunque si costruì un ponte di barche e l'esercito venne fatto passare. Al nostro campo giunse per primo, con molte migliaia di cavalieri, Ornospade, esule in passato e collaboratore di Tiberio, copertosi di gloria nell'ultima fase della guerra contro i Dalmati e insignito, per questo, della cittadinanza romana; successivamente costui, riannodata l'amicizia con Artabano e ricevuti onori particolari, venne creato governatore di quella vasta area che, delimitata dal corso dei due celeberrimi fiumi, il Tigri e l'Eufrate, prese il nome di Mesopotamia. Non molto dopo viene ad accrescere le forze di Tiridate Sinnace, e Abdagese, colonna della fazione filo-romana, contribuisce con il tesoro e l'apparato regale. Vitellio, ritenendo bastevole aver fatto mostra delle armi romane, lascia trapelare un avvertimento a Tiridate e agli altri grandi dignitari: al primo dice di non dimenticare l'avo Fraate e Cesare, che l'aveva educato, motivi entrambi di gloria; agli altri ricorda l'obbedienza verso il re, il rispetto verso i Romani, perché conservino, ciascuno, onore e lealtà. Poi rientra con le sue legioni in Siria.