Traduzione di Paragrafo 35, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Enimvero apud Sarmatas non una vox ducis: se quisque stimulant ne pugnam per sagittas sinerent: impetu et comminus praeveniendum. Variae hinc bellantium species, cum Parthus sequi vel fugere pari arte suetus distraheret turmas, spatium ictibus quaereret, Sarmatae omisso arcu, quo brevius valent, contis gladiisque ruerent; modo equestris proelii more frontis et tergi vices, aliquando ut conserta acies corporibus et pulsu armorum pellerent pellerentur. Iamque et Albani Hiberique prensare, detrudere, ancipitem pugnam hostibus facere, quos super eques et propioribus vulneribus pedites adflictabant. Inter quae Pharasmanes Orodesque, dum strenuis adsunt aut dubitantibus subveniunt, conspicui eoque gnari, clamore telis equis concurrunt, instantius Pharasmanes; nam vulnus per galeam adegit. Nec iterare valuit, praelatus equo et fortissimis satellitum protegentibus saucium: fama tamen occisi falso credita exterruit Parthos victoriamque concessere.

Traduzione all'italiano


Ma tra i Sarmati non si sentiva solo la voce del loro capo: si spronavano a vicenda a non limitare la battaglia al solo lancio di frecce: meglio anticiparli, caricando in una lotta corpo a corpo. La battaglia assunse così aspetti molteplici: i Parti, di consumata abilità sia nelle cariche sia nei ripiegamenti, cercavano di distanziare gli squadroni, per dare spazio ai loro lanci; i Sarmati, lasciato l'arco, dalla portata minore, attaccano con picche e spade: ora si assisteva all'avvicendarsi di cariche e fughe, com'è nella tradizione degli scontri di cavalleria; in certi momenti, invece, come accade negli scontri a ranghi serrati, si vedeva un cozzo di corpi e di armi, che respingevano ed erano respinti. Albani e Iberi si afferravano ai nemici, cercando di disarcionarli, per esporli a un duplice pericolo: colpivano dall'alto i cavalieri e, sotto, i fanti con fendenti ravvicinati. Nel pieno della mischia, Farasmane e Orode, presenti tra i più valorosi oppure a sostegno di chi vacillava, bene in vista e perciò in grado di riconoscersi, si lanciarono, gridando, l'uno contro l'altro, spronando e ad armi spianate. Più irruente Farasmane, che ferì l'avversario attraverso l'elmo; ma non poté menare un secondo colpo: lo trascinò via lo slancio del cavallo, mentre i più validi della scorta proteggevano il ferito. Però la voce, falsamente creduta, che Orode fosse caduto, gettò il panico tra i Parti, che lasciarono agli altri la vittoria.

Trova ripetizioni online e lezioni private
Amore e sessualità, quello che non sai sulla tua sicurezza

Lascia un messaggio ai conduttori Vai alla pagina TV