Traduzione di Paragrafo 30, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Ac tamen accusatores, si facultas incideret, poenis adficiebantur, ut Servilius Corneliusque perdito Scauro famosi, quia pecuniam a Vario Ligure omittendae delationis ceperant, in insulas interdicto igni atque aqua demoti sunt. Et Abudius Ruso functus aedilitate, dum Lentulo Gaetulico, sub quo legioni praefuerat, periculum facessit quod is Seiani filium generum destinasset, ultro damnatur atque urbe exigitur. Gaetulicus ea tempestate superioris Germaniae legiones curabat mirumque amorem adsecutus erat, effusae clementiae, modicus severitate et proximo quoque exercitui per L. Apronium socerum non ingratus. Unde fama constans ausum mittere ad Caesarem litteras, adfinitatem sibi cum Seiano haud sponte sed consilio Tiberii coeptam; perinde se quam Tiberium falli potuisse, neque errorem eundem illi sine fraude, aliis exitio habendum. Sibi fidem integram et, si nullis insidiis peteretur, mansuram; successorem non aliter quam indicium mortis accepturum. Firmarent velut foedus, quo princeps ceterarum rerum poteretur, ipse provinciam retineret. Haec, mira quamquam, fidem ex eo trahebant quod unus omnium Seiani adfinium incolumis multaque gratia mansit, reputante Tiberio publicum sibi odium, extremam aetatem magisque fama quam vi stare res suas.

Traduzione all'italiano


Tuttavia gli accusatori subivano anch'essi, all'occasione, una pena, come Servilio e Cornelio, famigerati per la rovina procurata a Scauro, i quali, dichiarati responsabili di aver accettato denaro da Vario Ligure per ritirare l'accusa contro di lui, furono esiliati e deportati nelle isole. Anche l'ex edile Abudio Rusone, in un tentativo di rovinare Lentulo Getulico, sotto il quale aveva comandato una legione, con l'accusa di aver destinato come suo genero un figlio di Seiano ebbe a subire una condanna e fu cacciato da Roma. Getulico era, a quel tempo, responsabile delle legioni della Germania superiore, oggetto di grandi simpatie, per le innumerevoli prove di clemenza e l'equilibrata severità, e non sgradito anche al vicino esercito, attraverso il suocero Lucio Apronio. Da qui voci insistenti di una lettera che avrebbe osato mandare a Cesare, di questo tenore: l'idea di imparentarsi con Seiano non era una sua iniziativa personale, bensì un suggerimento di Tiberio, quindi erano caduti, lui quanto Tiberio, nello stesso inganno, per cui non era ammissibile che l'identico errore fosse considerato involontario per uno e motivo di rovina per l'altro; la sua lealtà era totale e, a meno di non cader vittima di trame, tale sarebbe rimasta; l'invio di un suo successore l'avrebbe invece interpretato come un segno di morte; proponeva una sorta di patto, per cui il principe avrebbe avuto potere su tutto il resto, mentre lui conservava la sua provincia. Tali proposte, per quanto stupefacenti, traevano credibilità dal fatto che il solo Getulico, fra tutti i congiunti di Seiano, era rimasto incolume e godeva di grandissimo favore, perché Tiberio teneva nel debito conto l'odio pubblico verso la sua persona, l'avanzata vecchiaia e il fatto che il suo potere si reggeva più sulla autorevolezza del nome che sulla forza reale.