Traduzione di Paragrafo 23, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Isdem consulibus Asinii Galli mors vulgatur, quem egestate cibi peremptum haud dubium, sponte vel necessitate incertum habebatur. Consultusque Caesar an sepeliri sineret, non erubuit permittere ultroque incusare casus qui reum abstulissent antequam coram convinceretur: scilicet medio triennio defuerat tempus subeundi iudicium consulari seni, tot consularium parenti. Drusus deinde extinguitur, cum se miserandis alimentis, mandendo e cubili tomento, nonum ad diem detinuisset. Tradidere quidam praescriptum fuisse Macroni, si arma ab Seiano temptarentur, extractum custodiae iuvenem (nam in Palatio attinebatur) ducem populo imponere. Mox, quia rumor incedebat fore ut nuru ac nepoti conciliaretur Caesar, saevitiam quam paenitentiam maluit.

Traduzione all'italiano


Nel corso dello stesso anno si sparse la notizia della fine di Asinio Gallo, morto senza dubbio di inedia, benché sia impossibile precisare se per scelta volontaria o perché costrettovi. Cesare, interpellato se acconsentiva alla sepoltura, non arrossì nel concederla e giunse anzi a incolpare la sorte che gli sottraeva un colpevole, prima che fosse pubblicamente riconosciuto tale, come se in tre anni fosse mancato il tempo di sottoporre a processo un consolare, padre di tanti consolari! Poco dopo si spense Druso, che si era tenuto in vita per nove giorni con cibo miserevole, masticando l'imbottitura del suo giaciglio. Alcune fonti parlano dell'ordine, impartito a Macrone, nel caso Seiano fosse ricorso alle armi, di far uscire il giovane dal carcere (era rinchiuso nel Palatino) e di metterlo alla testa del popolo. Più tardi, di fronte alle voci di una riconciliazione con la nuora e il nipote, Cesare scelse la crudeltà piuttosto che tornare sulle sue scelte.