Traduzione di Paragrafo 19, Libro 6 di Tacito

Versione originale in latino


Post quos Sex. Marius Hispaniarum ditissimus defertur incestasse filiam et saxo Tarpeio deicitur. Ac ne dubium haberetur magnitudinem pecuniae malo vertisse, aurariasque eius, quamquam publicarentur, sibimet Tiberius seposuit. Inritatusque suppliciis cunctos qui carcere attinebantur accusati societatis cum Seiano necari iubet. Iacuit immensa strages, omnis sexus, omnis aetas, inlustres ignobiles, dispersi aut aggerati. Neque propinquis aut amicis adsistere, inlacrimare, ne visere quidem diutius dabatur, sed circumiecti custodes et in maerorem cuiusque intenti corpora putrefacta adsectabantur, dum in Tiberim traherentur ubi fluitantia aut ripis adpulsa non cremare quisquam, non contingere. Interciderat sortis humanae commercium vi metus, quantumque saevitia glisceret, miseratio arcebatur.

Traduzione all'italiano


Dopo di loro Sesto Mario, uno spagnolo ricchissimo, subisce l'accusa di incestuosi rapporti con la figlia e viene gettato dalla rupe Tarpea. E perché non ci fosse dubbio che l'immensità delle sue ricchezze era la causa vera della sua rovina, Tiberio incamerò personalmente le sue miniere d'oro e d'argento, benché la confisca spettasse allo stato. Eccitato dal sangue di queste condanne, ordina l'uccisione di quanti si trovavano in carcere, accusati di rapporti con Seiano. Immensa fu la strage: persone d'ogni sesso, d'ogni età, nobili e plebei giacquero sparsi o ammucchiati. E non era consentito a parenti o amici di star loro vicino, di piangere e neppure di fermarsi a guardarli, ma delle guardie, sguinzagliate attorno a spiare i segni del dolore, scortavano quei cadaveri putrefatti finché non venivano gettati nel Tevere; nessuno osava cremare, nessuno osava toccare quei corpi galleggianti o gettati a riva. La paura, nella sua violenza, aveva infranto ogni vincolo di umanità, e, più la ferocia cresceva, più si ritraeva la pietà.